Ultimo aggiornamento  22 settembre 2021 11:03

Coronavirus e smog, scienziati divisi.

Marina Fanara ·

C'è chi ipotizza una stretta correlazione tra il diffondersi del virus e l'inquinamento e chi ritiene questa tesi "tutta da verificare". Da una parte Sima, Società italiana di medicina ambientale, sostiene la correlazione; dall'altra Ias, Società italiana di aerosol, e gli assessori all'ambiente di Regione Lombardia e Regione Emilia Romagna sostengono che la correlazione necessiti di "ulteriori approfondimenti", richiamando a una maggiore cautela nelle valutazioni.

Il tutto nasce da uno studio divulgato da Sima e coadiuvato da esperti e ricercatori delle università di Milano, Trieste, Bologna e Bari: "Evidenze scientifiche riportate da accreditate pubblicazioni al riguardo", ci spiega il professor Alessandro Maina, presidente Sima, "documentano un legame tra ritmo dei contagi virali e concentrazioni di particolato nell'aria". Come dire, nelle zone più inquinate è più diffusa la trasmissione del Covid-19, come sta succedendo nelle regioni della pianura padana.

"Non è una follia", sottolinea il presidente, "ci siamo semplicemente posti una domanda: come mai il Covid-19 fosse concentrato soprattutto nel nord Italia, aree maggiormente soggette al superamento dei livelli di polveri sottili consentiti dalla legge. E allora abbiamo monitorato i dati delle centraline Arpa (Agenzia regionale per l'ambiente, ndr) distribuite sull'intero territorio nazionale, in un arco temporale di 14 giorni (che è il tempo medio di incubazione del virus) e li abbiamo confrontati con l'andamento dei contagi registrato dalla Protezione civile".

Cosa è emerso?

"Le aree dove si registravano gli sforamenti più importanti di Pm10 erano anche quelle soggette ai picchi del contagio", spiega Maina. "Mi preme sottolineare che abbiamo semplicemente fornito un'evidenza che ci è sembrato giusto e doveroso condividere in un 'position paper' da divulgare ai cittadini e decisori politici e che si basa su altrettante evidenze, solide e documentate dalla letteratura scientifica".

Ovvero: le particelle di particolato fungono da veicolo da trasporto per tutti i virus, Covid-19 compreso, così come le polveri sottili offrono un substrato favorevole alla loro sopravvivenza e, infine, a livello epidemiologico i tempi medi di trasmissione del coronavirus sono più lenti di quelli del solo nord Italia. "Ripeto: il nostro è uno studio, no profit e autofinanziato, supportato da evidenze documentate da pubblicazioni scientifiche", ribadisce il professor Maina, "forse varrebbe la pena dedicargli una riflessione". 

"Evitiamo allarmismi"

Ma c'è chi la pensa diversamente, a cominciare dai ricercatori dell'Isa, Italian aerosol society (Società italiana aerosol che si occupa appunto di aerosol atmosferico). Il suo presidente, Daniele Contini premette: "Nessuna diatriba, riteniamo solo azzardate alcune conclusioni del documento divulgato dalla Sima". In particolare, secondo Contini, "è corretto e assodato affermare che l'inquinamento può generare nelle persone una predisposizione a contrarre malattie respiratorie".

Ci vorrebbero molti più dati, invece, a sostegno della tesi che alte concentrazioni di Pm10 possano veicolare il virus e facilitarne il contagio. "Allo stato attuale", sottolinea Contini, "è il contatto con persone e superfici infette la forma prevalente di trasmissione del coronavirus e non l'inquinamento, a meno di ulteriori dati e approfondimenti scientifici". "Per evitare di creare confusione", conclude il presidente dell'Isa, "il nostro messaggio è quello di seguire le indicazioni del governo e dell'istituto superiore di sanità: restare a casa ed evitare il contatto con gli altri. Meglio essere cauti".

Anche Raffaele Cattaneo e Irene Priolo, assessori regionali all'Ambiente rispettivamente della
Lombardia e dell'Emilia Romagna, invocano cautela prima di diffondere certe informazioni. "L'associazione tra inquinamento da particolato atmosferico e diffusione del coronavirus non è dimostrata", ci dice Raffaele Cattaneo, "andrebbero fatti esami approfonditi. Ciò premesso, al momento vanno evitati allarmismi: Regione Lombardia sta mettendo in campo tutte le proprie risorse per affrontare nel migliore dei modi questa emergenza".

"Siamo prudenti"

Concorda l'assessore all'ambiente dell'Emilia Romagna: "Allo stato attuale delle conoscenze", sottolinea Irene Priolo, "un effetto dell'inquinamento sul coronavirus è un'ipotesi che dovrà essere valutata con indagini estese e approfondite". L'assessore, tra l'altro, spiega che sono in atto misure restrittive per evitare il contatto che hanno effetti pure sul contenimento delle principali fonti di inquinamento come, per esempio, la limitazione degli spostamenti con conseguente riduzione del traffico e il rallentamento delle attività produttive.

"A questo scopo", spiega Irene Priolo, "sono state attivate dai servizi regionali ambiente e sanità e dalle agenzie ambientali specifiche iniziative per indagare in modo approfondito le relazioni tra inquinamento, condizioni meteo e misure di limitazione e approfondire gli studi su tali interazioni basate su dati scientifici. Al momento siamo prudenti e atteniamoci alle regole: tutti a casa e usciamo solo per effettive necessità".

Tag

coronavirus  · Covid19  · 

Ti potrebbe interessare

· di Marina Fanara

La costruzione del nuovo viadotto Polcevera rientra tra le opere fondamentali per il Paese esonerate dallo stop ai lavori edili imposto dal nuovo decreto governativo

· di Marina Fanara

La decisione del sindaco Chiara Appendino per favorire chi deve garantire i servizi essenziali: fino al 25 marzo disattivata la zona a traffico limitato del centro, non si paga la...