Ultimo aggiornamento  14 agosto 2020 08:13

Hamilton, campione oltre il talento.

Umberto Zapelloni ·

Lewis Hamilton, titoli mondiali a parte, si sta avvicinando sempre di più ai grande campioni del passato, quelli che facevano viaggiare il pensiero veloce come le loro automobili.

Penso a Niki Lauda, Ayrton Senna, Mario Andretti, Michael Schumacher o anche a Jackie Stewart che mollò tutto al 99° gran premio perché preferiva vivere e voleva dedicarsi alla sicurezza delle corse.

Sono uomini che valeva sempre la pena andare a sentire perché non avrebbero parlato solo di assetti, di sospensioni, di avversari che erano stati scorretti. Ma forse la differenza la fa proprio quella parola: uomini. A cui è giusto aggiungere l’aggettivo grandi.

Non tutti i grandi campioni sono diventati grandi uomini. Non tutti davanti a un microfono hanno saputo usare il loro carisma per parlare di argomenti diversi da quello che era il loro lavoro. Capita nella Formula 1, ma un po’ in tutti gli sport. Dai giornali di questi giorni ad esempio rimbalza una bella intervista a Federica Pellegrini.

Le battaglie di Lewis

Hamilton oggi è un campione che non ha paura a dire che in Formula 1 comanda il Dio denaro, così come la stagione scorsa ha cominciato la sua battaglia contro la plastica (convincendo pure la Mercedes a lavorarci) e ancora prima quella a favore dei vegani.

Lui, “unico bambino nero in una scuola di bianchi”, come raccontava nella sua autobiografia, ha provato sulla sua pelle come si vive stando dall’altra parte con tuo padre che fa quattro lavori insieme per cercare di esaudire i tuoi sogni da adolescente. 

Così oggi dona 500mila dollari a chi in Australia si è occupato degli animali, collabora con la fondazione Laureus, cerca di aiutare i giovani appassionati di kart che non hanno una lira per correre.

Oltre il talento 

Hamilton è capace di posare con un completo alla moda, magari della collezione firmata da lui per Tommy Hilfiger o con la sua Ferrari LaFerrari da oltre un milione di dollari, ma anche di pensare a chi non ha avuto il suo talento o la sua fortuna.

Se vuole dire una cosa la dice senza pensare che possa essere politicamente scorretta o danneggiare uno dei suoi sponsor. Esattamente come Stewart o come Lauda. E Senna non era uno che si tirava indietro. Schumacher magari era meno diretto in pubblico, ma poi in privato se c’era da dare un aiuto non si tirava indietro (1 milione per lo tsunami). E Andretti, beh, la sua storia è tutta un insegnamento.

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