Ultimo aggiornamento  06 agosto 2020 03:35

La produzione auto batte in testa.

Stefania Spaziani ·

All’ombra degli effetti del coronavirus, la fotografia scattata dal Centro studi della Fondazione Ergo nell’Osservatorio Industria del 6 marzo evidenzia già una situazione difficile della produzione industriale italiana e del settore automotive.

Un calo importante

Complessivamente nel 2019 rispetto al 2018 la flessione è stata dell’1,4%, ma nel mese di dicembre la situazione si fa più critica se confrontata allo stesso mese del 2018 con una flessione 4,3%. Uno dei motivi è riconducibile alla pesante variazione negativa riscontrata nel settore automotive, pari al -9,6% nel 2019 rispetto all’anno precedente. Più alta è la variazione negativa nel mese di dicembre rispetto a dicembre 2018 pari all’11,5%. Situazione destinata ad aggravarsi per gli effetti dell’epidemia che stiamo vivendo con il diffondersi del Covid-19, esplosi dopo il dato di gennaio della produzione industriale in leggera ripresa (+3,7 il dato congiunturale, -0,1% il tendenziale).

Meglio la componentistica

All’interno del settore automotive la flessione non riguarda tutti e tre i comparti. Quello della fabbricazione di autoveicoli diminuisce rispetto al 2018 del 13,9% e quello della fabbricazione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori diminuisce dell’8,1%. Invece, il comparto della fabbricazione di carrozzerie per autoveicoli, rimorchi e semirimorchi cresce del 6,7%. Però già a dicembre quest’ultimo comparto perde terreno e cresce soltanto del 2,8%.

Crollano gli ordinativi. Nei primi 11 mesi del 2019 il settore ha subito una flessione di 10,6%. Diminuiscono del 12,3% gli ordinativi di autoveicoli e dell’8,2% di parti accessorie, mentre aumentano del 3,1% gli ordinativi relativi alla fabbricazione di carrozzerie. Ma nel mese di novembre (rispetto allo stesso mese del 2018) anche quest’ultimo comparto perde ordinativi (-3,4%).

Fuori dall’Italia

Secondo Moody's il mercato mondiale dell'auto si contrarrà del 2,5% nel 2020, considerando anche gli effetti del coronavirus. Ma si spera che la previsione non sia troppo ottimistica. Secondo il World Economic Outlook di ottobre 2019, il crollo dell’industria automobilistica è stato determinato dal lato dell’offerta dalla riduzione degli incentivi fiscali in Cina sulle auto elettriche e dall’adeguamento della produzione alle nuove regole sulle emissioni di CO2 nella Unione europea, mentre dal lato della domanda hanno influito le preferenze dei consumatori verso opzioni di car sharing o altre evoluzioni nei trasporti.  

A livello europeo nei primi sei mesi del 2019 la flessione è stata del 6,2%. In Germania la produzione di auto è scesa nel 2019 ai livelli più bassi dal 1996, con una perdita di produzione di oltre 450 mila unità (-9%, da 5,1 milioni a 4,6 milioni). Una delle ragioni della flessione risiede nel complesso passaggio dal motore diesel a propulsori elettrici o ibridi. La perdita continua anche nel 2020. A gennaio sono state prodotte 341.600 auto, l’8% in meno rispetto a gennaio 2019 (373.129).

Regole e multe da CO2

Dal primo gennaio 2020 l’Unione Europea prevede multe ai costruttori per le autovetture che emettono oltre 95 grammi di CO2 per ogni km percorso. La multa è pari a 95 euro per ogni grammo in più. Il conto è presto fatto. Se consideriamo che mediamente un suv diesel con cilindrata tra 1.600 e 2.000 cc emette 150 grammi di CO2/km vuol dire che una casa costruttrice potrebbe pagare mezzo miliardo di euro ogni 100.000 autovetture vendute.

La multa sarà mitigata in positivo dagli incentivi sulle auto elettriche che varranno il doppio nel conteggio della CO2 (ma si sa che di auto elettriche non se ne producono molte). Inoltre, i costruttori potranno acquistare permessi ad inquinare. Fiat Chrysler ad esempio acquista "crediti verdi" da Tesla per rientrare nei limiti sulle emissioni. Esiste un vero e proprio mercato caratterizzato dall’incontro della domanda e dell’offerta sulle emissioni di CO2.

Queste regole orientano il mercato verso la produzione di autovetture ibride ed elettriche, i cui costi industriali sono tuttavia ancora proibitivi. Basti pensare che la batteria della Fiat 500e costa circa 8.000 euro. Per lo sviluppo del mercato automotive elettrico saranno certamente indispensabili politiche economiche basate su incentivi di finanziamenti pubblici.

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