Ultimo aggiornamento  21 giugno 2021 18:08

Wuhan, la nuova Detroit.

Edoardo Nastri ·

I danni dell’emergenza per la diffusione del coronavirus potrebbero continuare anche dopo che la tempesta sarà passata. I costruttori automobilistici di tutto il mondo si dovranno confrontare con la mancanza di disponibilità di pezzi da parte dei fornitori e si potrebbero trovare costretti a interrompere la produzione.

L’industria dell’auto è particolarmente esposta perché a Wuhan, città cinese epicentro del Covid-19, hanno sede centinaia di aziende fornitrici di pezzi per i costruttori globali, Italia compresa, e anche moltissimi produttori di auto locali: il 10% dei veicoli costruiti in Cina proviene proprio da lì.

Una situazione difficile: la metropoli dell’auto cinese rischia di fallire portandosi dietro molte altre realtà industriali, proprio come è successo a Detroit, città dell’auto americana, quando il governatore Rick Snyder non riuscendo a ripagare le obbligazioni municipali (circa 18 miliardi di dollari), il 18 luglio 2013 fu costretto a dichiarare bancarotta. Detroit nel frattempo si è ripresa ma cosa accadrà ora a Wuhan?

Ripresa intermittente 

La provincia di Hubei (in cui si trova Wuhan) ha deciso di sospendere le attività industriali fino a mercoledì 11 marzo, ma non è detto che dal quel momento in poi le aziende avranno le materie prime necessarie per riprendere la produzione. Certamente non a pieno regime. In più, l’applicazione non omogenea dei provvedimenti statali e le difficili relazioni con altri continenti a causa del virus, Europa in primis, rendono difficoltosa la pianificazione industriale.

La ripresa dell’attività rischia di essere intermittente: "Quando il picco sarà passato è comunque possibile che un lavoratore venga contagiato. Ci chiediamo in questo caso se l'intera fabbrica in cui lavora dovrà essere nuovamente chiusa oppure se potremo continuare a lavorare. E’ molto difficile gestire un grande impianto quando ci sono queste incertezze", ha dichiarato un dirigente della Honda, marchio che conta un centro di produzione a Wuhan e più di cento fornitori locali.

Problema globale  

Costruttori e produttori di ricambi cinesi hanno esportato l'anno scorso componentistica per 53 miliardi di dollari in giro per il mondo. Se gli impianti non si dovessero riprendere rapidamente, le linee di assemblaggio dei veicoli in tutto il mondo rischierebbero lo stop. Il settore auto ha perso 2,5 miliardi di dollari sui 50 complessivi bruciati a febbraio per effetto del calo delle vendite all'estero (-2%) dal Paese asiatico.

Un’indagine condotta dall’Università di Wuhan e dalla federazione dell’Industria e del Commercio della regione ha evidenziato che il 97% delle società del posto ha interrotto la produzione. Più della metà ha dichiarato che sarebbe fallita in circa 3 mesi se le attività non sarebbero riprese al più presto.

Al momento in cui si scrive i documenti diffusi dall’Associazione cinese dei costruttori di auto segnalano una ripresa produttiva di oltre il 90% dei fornitori di componentistica, ma solo con l’80% dei lavoratori presenti. L’industria dell’auto riuscirà a guarire dal coronavirus e Wuhan si riprenderà come è accaduto con Detroit? 

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