Ultimo aggiornamento  05 dicembre 2021 09:19

Waymo, robot alla terza generazione.

Edoardo Nastri ·

Waymo, società di Alphabet (Google) nata nel 2009, presenta la terza generazione di Waymo Driver, il software per la guida autonoma sviluppato dalla compagnia americana. Dalla sua fondazione la società di Google ha presentato in media quasi ogni quattro anni una nuova versione del software per le auto robot.

Il terzo aggiornamento prevede diverse migliorie: ora il veicolo può vedere le mosse dei pedoni a oltre 500 metri di distanza, capire se il terreno è a bassa aderenza o sconnesso, adeguando così la velocità,  leggere tutti i segnali stradali incrociandoli anche con i dati del navigatore e molto altro.

Lidar, Radar e telecamere

Il Waymo driver è anche in grado di rilevare l’apertura di una portiera di un veicolo parcheggiato a centinaia di metri di distanza e può capire il colore di un semaforo a mezzo chilometro dalla vettura. Le migliaia di informazioni al decimo di secondo ricevute e apprese dal software vengono veicolate da un sistema collaborativo di sensori: Lidar, telecamere e Radar.

I Lidar creano un’immagine in 3D che permette di misurare dimensioni e distanza degli oggetti intorno al veicolo fino a 300 metri di distanza, con un campo visivo di 360 gradi.

Le telecamere sono gli occhi dell’auto autonoma e grazie al sensore termico riescono anche a rilevare la presenza di qualsiasi corpo od oggetto che emani calore.

I radar tracciano immagini in alta risoluzione (cresciuta nelle tre generazioni del software) e sono in grado di elaborare i segnali derivanti da oggetti in movimento o fermi.

Sensori resistenti

La terza generazione del Waymo Driver è stata semplificata anche a livello produttivo. Secondo quanto dichiarato dalla società americana i costi sarebbero stati dimezzati e sono già in circolazione alcune Jaguar I-Pace utilizzate per testare il nuovo software.

“Abbiamo fatto numerosi esperimenti anche sulla resistenza dei sensori che ora possono sopportare quasi ogni evento naturale dalle tempeste al caldo estremo fino a corpi esterni come sassi o grandine”, commenta Satish Jeyachandran, responsabile dell’hardware.

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