Ultimo aggiornamento  23 giugno 2021 11:48

8 marzo: la battaglia per le donne continua.

Linda Capecci ·

8 marzo 2020. La lotta dei diritti per le donne è ancora lunga e molto travagliata, in particolar modo se si pensa alla situazione legata alla mobilità in alcuni Paesi del Medio Oriente.

Ancora oggi in Iran alle donne è vietato guidare una motocicletta sulle strade pubbliche. Dopo anni di dure proteste, solo il mese scorso, alcune motocicliste hanno potuto prendere parte a una gara al femminile.

La Bbc ha pubblicato un video in cui le ragazze che hanno partecipato dichiarano che i divieti le hanno spinte a impegnarsi ancora di più per conquistare la libertà di condurre una due ruote. Tra loro c'è la rider irano-canadese Maryam Talaee, che ha avviato una campagna di proteste per permettere alle donne del suo Paese di guidare le proprie motociclette anche in strada.

Behnaz Shafiei, campionessa  di motocross, ha raccontato al quotidiano Hamshahri che prima che le corse femminili fossero autorizzate, era costretta ad allenarsi di notte, vestita da uomo.

Vietato l'uso della bici

In Iran le donne non possono circolare liberamente neanche in bicicletta. La città di Isfahan - tra piste ciclabili e sistema di bike sharing -  è un paradosso: l'amministrazione promuove attivamente il ciclismo, a patto però che non sia una donna a praticarlo.

Il procuratore della città nel maggio 2019 ha annunciato che le persone di sesso femminile sono bandite dall'uso pubblico delle biciclette che è da considerarsi "haram"(una vera e propria vergogna) e ha aggiunto che le autorità cittadine stanno progettando una speciale "bicicletta coperta per donne". In realtà la Shari'a non menziona le biciclette, inventate secoli dopo la nascita dell'Islam.

Patente è indipendenza

Mobilità è indipendenza ma purtroppo la strada da fare è ancora lunga: basti pensare che in Arabia Saudita il principe ereditario Mohammed bin Salman ha "concesso" alle donne il diritto di guidare solo nel 2018. Ma nonostante questo, le saudite restano soggette alle rigide leggi sulla tutela, che vietano loro di prendere decisioni senza il permesso di un garante di sesso maschile, compresa quella di guidare.

Qualcosa però per fortuna comincia a muoversi: le Case automobilistiche hanno creato campagne pubblicitarie rivolte a un target femminile e i funzionari affermano di aver rilasciato centinaia di licenze di guida alle donne saudite dall'anno scorso. Tutto questo è stato possibile grazie soprattutto alle attiviste del movimenti per il diritto alla patente "Women to Drive".

Molte di loro sono state arrestate e torturate, come sostenuto da Amnesty International, tra queste anche la giornalista Loujain Al-Hathloul, che non è ancora stata rilasciata. Una storia che fa male e che purtroppo è di grande attualità.

Tag

Arabia Saudita  · Iran  · Motociclismo  · Patente  · 

Ti potrebbe interessare

· di Antonio Vitillo

Dopo le automobili, un decreto reale permetterà loro dal prossimo giugno di guidare motociclette e camion. A 18 anni le prime, a 20 i secondi