Ultimo aggiornamento  05 agosto 2020 21:58

Tesla, sì alle batterie senza cobalto.

Redazione ·

Secondo Reuters, Tesla sarebbe vicino alla chiusura di un accordo con il produttore cinese di batterie Catl per utilizzare sulle sue Model 3 prodotte nello stabilimento di Shanghai accumulatori che non contengano cobalto, uno dei metalli più costosi al mondo. La trattativa – riferiscono persone vicine all’ambiente di Tesla - sarebbero in corso da oltre un anno. 

Le batterie al litio ferro fosfato (Lfp) sono meno care e più sicure di quelle normalmente adottate al nichel-cobalto-alluminio (Nca) o nickel-manganese-cobalto (Nmc). Catl ha lavorato per anni al loro sviluppo, attraverso il perfezionamento di una  tecnologia proprietaria chiamata cell-to-pack.

Soluzione cinese

Sarebbe la prima volta che la casa automobilistica statunitense utilizzerebbe delle Lfp per la sua gamma. Tesla non avrebbe intenzione di cessare - in ogni caso - l’uso delle batterie di tipo Nca.

Lo scopo dell'accordo con Catl è quello di ridurre i costi di produzione delle auto, in particolare per fare fronte al calo delle vendite complessive di veicoli - anche elettrici - in Cina.

Tesla ha già iniziato a consegnare le Model 3 del suo impianto di Shanghai da 2 miliardi di dollari, pure se la congiuntura non è in questo momento favorevole: le previsioni degli analisti del mercato parlano di una contrazione del 54,4% a gennaio 2020 rispetto ai dati dell'anno passato per le auto a batteria in Cina. Tra le cause di questa brusca inversione di tendenza dopo anni di numeri in crescita, soprattutto l'impatto dell'epidemia del nuovo coronavirus che sta avendo ripercussioni sull'economia del Paese asiatico.

Rinuncia al metallo prezioso

L'uso di batterie Lfp aiuterà il fondatore di Tesla Elon Musk a rispettare la promessa - fatta nel 2018 - di ridurre il più possibile il fabbisogno di cobalto per la sua industria. Il metallo raro costa quasi 33.500 dollari a tonnellata e la sua estrazione - soprattutto nelle miniere del Congo - ha suscitato enormi polemiche per lo sfruttamento di manodopera anche minorenne, costretta a lavorare senza garanzie e in condizioni spesso pericolose.

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