Ultimo aggiornamento  14 giugno 2021 08:23

Jeff Bezos: “10 miliardi di dollari per la Terra”.

Elisa Malomo ·

Jeff Bezos, fondatore di Amazon e uomo più ricco del mondo secondo Forbes, ha annunciato la creazione dell'“Heart Fund”, un fondo da 10 miliardi di dollari finanziato attraverso il proprio patrimonio personale, per contrastare l'emergenza climatica. L'anno scorso aveva già ordinato una flotta di 100mila furgoni elettrici destinati alle consegne, ma i dipendenti gli chiedevano da tempo un passo più grande. Oggi è arrivata la sua risposta. 

Amazon, la sua principale attività, è la più grande “internet company” al mondo con un fatturato di oltre 232 miliardi di dollari. Ha un enorme impatto ambientale: solo negli Stati Uniti, spedisce più di un miliardo di pacchi all'anno e l'intera filiera imprenditoriale consuma energia elettrica da fonti non rinnovabili, secondo le accuse dei dipendenti.

“Il cambiamento climatico – ha scritto Bezos su Instagram - è la più grande minaccia per il nostro pianeta. Questa iniziativa finanzierà scienziati, attivisti, Ong: qualsiasi sforzo che offra una reale possibilità di aiutare a preservare e proteggere la natura”.

La commessa a Rivian

Bezos ha varato nel settembre del 2019 un piano per la mobilità aziendale che prevede l'adozione di 100mila furgoni elettrici forniti da Rivian, la startup di Plymouth specializzata in veicoli a basse emissioni e considerata da Morgan Stanley la principale rivale americana di Tesla almeno per camion e pickup: è il più grande ordine di veicoli elettrici mai effettuato. Per vederli su strada bisognerà però aspettare un po': i primi 10mila arriveranno infatti solo nel 2022 negli Usa e successivamente nel resto del mondo.

Ma quando compra un'auto a batteria?

Fin qui i buoni propositi. Anche se l'uomo più ricco del mondo non avrebbe ancora speso un dollaro per acquistare una vettura elettrica a uso personale. Circolano infatti foto di lui al volante di una Honda Accord del 1996: “un'auto perfettamente valida”, come dice lui stesso, sebbene - per età - non proprio  amica dell'ambiente.

Il "Climate Pledge"

Lo scorso settembre Amazon - insieme alla organizzazione internazionale Global Optimism fondata dall'ex responsabile per la lotta ai cambiamenti climatici delle Nazioni Unite Christiana Figueres - ha siglato il “Climate Pledge” promettendo di raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sulla riduzione di emissione di gas serra con ben 10 anni di anticipo rispetto alla data prevista del 2040.

Nel programma firmato da Bezos, il colosso di e-commerce si impegna a utilizzare l’80% di energia rinnovabile entro il 2024 ed il 100% entro il 2030. L'azienda ha anche stanziato 100 milioni di dollari per ripristinare e proteggere foreste e zone umide in tutto il mondo.

Lo scorso settembre Amazon ha anche lanciato un sito web dedicato alla sostenibilità per la trasparenza. 

Le pressioni dei dipendenti

Da tempo i dipendenti del colosso di e-commerce reclamano maggiore trasparenza e impegno ambientale. Lo scorso gennaio in più di 300 hanno rilasciato - senza autorizzazione - commenti pubblici sulle attività aziendali violando la politica interna della comunicazione e rischiando il posto di lavoro.

Riuniti in un gruppo chiamato “Amazon Employees for Climate Justice” hanno scritto messaggi online – firmati con nome, cognome e qualifica professionale - per spingere il colosso dell'e-commerce a fare di più, per esempio cessando la fornitura di tecnologie alle compagnie petrolifere e del gas.

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