Ultimo aggiornamento  27 maggio 2020 02:31

Tutte le auto di "Gli anni più belli".

Giuseppe Cesaro ·

Incontri, luoghi, sguardi, sorrisi, parole, silenzi, film, canzoni, libri, concerti. Ma anche viaggi. E, dunque, strade. Battute o sconosciute, brevi o interminabili, piccole o immense, nascoste o panoramiche, familiari o sorprendenti. E su tutte queste strade, auto. Fiumi di auto. Nuove o usate; desiderate, sudate e finalmente conquistate; o semplicemente sognate e mai raggiunte. Tutte amate, però. E mai dimenticate. Di questo sono fatti “Gli anni più belli”. Quelli che ricordiamo con più passione, emozione, trasporto. Anni per i quali la nostalgia è così forte che i pensieri non smettono mai di tornare a riviverli.

Il film

È a loro che Gabriele Muccino – romano, classe 1967, 4 David di Donatello e 3 Nastri d’Argento in 12 pellicole - ha dedicato il suo ultimo film (nelle sale da giovedì scorso, vigilia di San Valentino). Quarant’anni di vita, attraverso la storia appassionata e appassionante dell'amicizia tra Giulio (Pierfrancesco Favino), Riccardo (Claudio Santamaria), Paolo (Kim Rossi Stuart) e Gemma (Micaela Ramazzotti), del loro incontrarsi, unirsi, smarrirsi, ritrovarsi.

La canzone

Un emozionante viaggio nel viaggio della vita, magistralmente sintetizzato nelle note e nelle parole de “Gli anni più belli”, ballad lieve e al tempo stesso struggente firmata da Claudio Baglioni, che è anche il pezzo che dà il titolo al film. Un brano sulla limpidezza, la vitalità e il richiamo di libertà dei sogni dell’adolescenza (“Noi che volevamo fare nostro il mondo e vincere o andare tutti a fondo”), sul valore dell’amicizia e il rapporto tra amore e dolore (“E sapere già cos'è un dolore e chiedere in cambio un po' d'amore”), sull’esigenza di cercare dentro di noi le energie per vivere il futuro (“Noi in una fuga da ribelli un pugno di granelli noi che abbiamo preso strade per cercare in noi gli anni più belli”), sulla saggezza e la profondità dell’età matura (“Noi con le ferite dei duelli e spalle di fardelli noi, che abbiamo spinto il cuore a battere per noi gli anni più belli”).

Il videoclip

La domanda è: sono gli anni più belli perché appartengono a una stagione della vita nella quale tutto è ancora possibile? Perché il tempo riesce a disinfettare qualunque ferita? Perché la memoria appiana le salite e addolcisce anche i tornanti più impervi? Oppure sono davvero più belli perché sentiamo che non c’è confronto con un presente che ci sembra sempre più prosa e sempre meno poesia? A voi la risposta. Un suggerimento, però, può venire guardando le auto – più di trenta – che Muccino ha scelto come coprotagoniste del videoclip di Baglioni, per raccontare più di sessant’anni di storia, design, innovazione, società e costume, non solo italiani.

Le auto

Eccole, non in ordine di apparizione né di anzianità ma di “storicità”: Fiat Tipo 2B Torpedo del 1912, del film "Il viaggio” (1974): ultima regia di Vittorio De Sica, interpretato da Sofia Loren e Richard Burton; Dodge Sedan del 1928 da “Il paziente inglese" (1996: diretto da Anthony Minghella, con Ralph Fiennes e Juliette Binoche: 9 Oscar, 2 Golden Globe e 6 BAFTA); Lancia Lambda Torpedo del 1928; Harley Davidson 750 del 1930: quella di “Scureza ad Corpolò”, il motociclista folle di "Amarcord" di Federico Fellini (Oscar 1975 - Miglior Film Straniero – 2 David di Donatello e 4 Nastri d’Argento); Fiat 508 Torpedo del 1934, di un altro straordinario film italiano: “La vita è bella” (1997: Roberto Benigni: 2 Oscar – Miglior Film in lingua straniera, Migliore attore protagonista – 1 BAFTA, 1 Grandi Prix Speciale a Cannes e ben 8 David di Donatello).

E ancora: Fiat 1500 6c, Lancia Augusta III Serie furgone e Citroën 11 Cv Traction Avant tutte e tre del 1936; Jeep Willys militare U.S.A. (1943); Fiat 1100 E (1949); Alfa Romeo 1900 e Lancia Aurelia B21 del 1951 (l’Aurelia è quella del film “Una botta di vita”, con Alberto Sordi e Bernard Blier, diretto nel 1988 da Enrico Oldoini); Fiat 500 C Topolino e Fiat 500c Familiare del 1953; Oldsmobile Type 88 cabriolet turchese (1955), Cadillac Sedan De Ville celeste chiaro e Ford Thunderbird cabriolet (stesso modello dell'auto sulla quale, il 3 febbraio 1960, perse la vita Fred Buscaglione) e Lancia Flaminia 3B argento e nera, tutte e tre del 1957; Fiat 600 blu, Lancia Appia III Serie grigia, Mercedes Benz 220 nera (1958); Fiat 1100 Esportazione azzurra e Fiat 600 Multipla Taxi verde e nera (1959); FIAT 1500 L blu e Autobianchi Bianchina bianca (l'auto del ragionier Fantozzi), entrambe del 1960; Fiat 850 e Volkswagen Maggiolino (1965); Citroën 2 Cv gialla e nera (la “Camilla” delle canzoni di Claudio Baglioni), 1968; Mercedes Benz 280 Pagoda spider (1970), FIAT 500 L celeste chiaro (1972) e BMW 1502 carta da zucchero del 1975.

Tutte auto che richiamano emozioni, complicazioni, passioni ma soprattutto bellezza del “grande viaggio della vita”. Una vita che spesso ci smarrisce, ha dichiarato Muccino. Chissà se ascoltare questo brano e rivedere sguardi e profili di queste meravigliose quattroruote, non ci possa aiutare - come canta Baglioni - a imboccare la strada per “cercare in noi gli anni più belli”.

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