Ultimo aggiornamento  27 ottobre 2020 13:05

Pendolaria: città in affanno.

Marina Fanara ·

È uno scenario fatto di luci e ombre quello che emerge da Pendolaria, il rapporto annuale sul trasporto ferroviario italiano di Legambiente. La buona notizia è il boom di passeggeri sull'alta velocità e sulle linee locali, soprattutto quelle che sono state migliorate con nuove carrozze e più frequenze.

Metro troppo poche

Preoccupa invece il divario crescente tra nord e sud del Paese, ma soprattutto la carenza di infrastrutture ferroviarie nelle città: troppi pochi tram, treni e metropolitane, proprio lì dove servirebbero modalità di trasporto sostenibili per abbattere lo smog. Per questo Legambiente chiede al governo di "inserire la mobilità nelle aree urbane tra le principali priorità del Green new deal europeo".

I numeri parlano chiaro: in Italia sono 7 le città (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania) che dispongono di metropolitane per complessivi 247,2 chilometri di linee: troppo poco considerando che in queste aree urbane vivono circa 15 milioni di persone, intorno a un quarto dell'intera popolazione del Paese. Il confronto con i nostri partner europei è inclemente: per esempio, Germania e Spagna vantano rispettivamente 649,8 e 609,7 chilometri di linee.

La sola città di Madrid supera la nostra dotazione complessiva (291,3 chilometri) e a Parigi è di poco inferiore (221,5), per non parlare di Londra dove si raggiunge quota 464 chilometri (in tutto il Regno Unito si contano 672 chilometri di linee). Sono dati su cui riflettere: secondo Legambiente dimostrano che "solo in Italia il dibattito politico su trasporti e infrastrutture ignora completamente le aree urbane, è qui che bisognerebbe concentrare gli investimenti, ma ciò non avviene".

Più treni, più pendolari

La domanda è in crescita, lo dimostra il numero di passeggeri in progressivo aumento: oggi, 2 milioni e 78mila persone usano ogni giorno la metropolitana, circa 65mila in più tra il 2017 e il 2018. Un incremento a cui hanno contribuito soprattutto le metropolitane milanesi e la nuova offerta di servizi a Catania e Brescia. 

Aumenta anche il numero di pendolari che scelgono di spostarsi con i treni regionali: nel 2019 si contano in tutto 2 milioni e 919mila passeggeri (+8,2% rispetto al 2010). Un  incremento cui hanno contribuito soprattutto regioni virtuose che hanno investito importanti risorse nel settore, come Lombardia, Alto Adige, Emilia Romagna e Puglia.

Una buona notizia per i pendolari è anche il rinnovo del parco rotabile: 450 nuovi treni sono entrati in servizio nelle tratte regionali in questi ultimi anni, in particolare in Toscana, Lombardia, Emilia Romagna, provincia di Trento, Lazio e Campania.

Cura del ferro contro lo smog

"Agli italiani piace il treno e dove si investe aumenta il numero di passeggeri", sottolinea  Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, "ma ancora si fa troppo poco: i trasporti restano l'unico settore che ha visto crescere le emissioni dal 1990 ad oggi. Dobbiamo accelerare il cambiamento della mobilità con politiche più incisive".

"L'obiettivo", conclude Zanchini, "è raddoppiare il numero di viaggiatori giornalieri su treni regionali e metropolitane, dagli attuali 5,7 milioni a 10 milioni. Il cambiamento della mobilità è imprescindibile per conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fissati dall'Unione europea in vista della totale decarbonizzazione".

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