Ultimo aggiornamento  05 aprile 2020 14:58

Nuova Mini in stand-by.

Edoardo Nastri ·

L’incertezza economica in Regno Unito conseguente alla recente Brexit porta Mini a ritardare l’arrivo sul mercato della prossima generazione. In Inghilterra la piccola vettura inglese è attualmente costruita ad Oxford, un impianto le cui linee produttive andrebbero adeguate nel caso in cui il gruppo Bmw - che ha acquistato Mini dalla Rover nel 1994 - decidesse di continuare a produrre lì anche la nuova generazione.

Il costruttore tedesco non farà alcun investimento fino a quanto la situazione politica ed economica dei rapporti tra Europa e Regno Unito non sarà più chiara. Primo fra tutti, il capitolo dazi d’esportazione: “Se le tariffe dovessero rientrare nell’ordine tra lo 0 e il 5% il nostro business non cambierebbe radicalmente”, ha dichiarato Oliver Zipse, ceo di Bmw Group.

Possibile trasloco nei Paesi Bassi

Se tuttavia le tasse dovessero superare queste percentuali l’ipotesi dello spostamento della produzione nei Paesi Bassi (altro luogo dove attualmente Mini ha uno stabilimento) sarebbe più che plausibile, con una conseguente riduzione dei posti di lavoro a Oxford. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2018 sono state prodotte 211.660 Mini in Olanda e 234.501 nel Regno Unito.

Dal 1994, con cadenza regolare, le Mini hanno avuto una nuova generazione ogni sei anni e l’ultimo modello è presente sul mercato dal 2014. “Per motivi di costi e di insicurezza economica causata dall’uscita del Regno Unito dall’Europa abbiamo deciso di prolungare la permanenza sul mercato di questo modello”, ha dichiarato un portavoce di Bmw all’agenzia di stampa Reuters.

12 miliardi di risparmi entro il 2022

La Brexit non è l’unico motivo del ritardo. Gli ingenti costi sostenuti dai costruttori per elettrificare tutti, o quasi, i loro modelli – al fine di rispettare i nuovi limiti sulle emissioni di CO2 delle vetture vendute in Europa a partire dal primo gennaio - hanno dato il via a importanti piani recupero delle risorse finanziarie. Bmw ha dichiarato che risparmierà 12 miliardi di euro entro il 2022 riducendo del 50% l’offerta di motori e cambi diversi per i suoi modelli.

A tutto questo si aggiunge il cambio di gusti dei consumatori, sempre più intenzionati a comprare suv o crossover con un progressivo abbandono di tutte le altre architetture, citycar comprese. Nel 2019 Mini ha subito un calo di vendite del 4,1% fermandosi a 348.639 unità immatricolate. 

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