Ultimo aggiornamento  23 gennaio 2021 00:20

Il virus cinese spaventa l'auto.

Angelo Berchicci ·

Ad essere preoccupati per il coronavirus non sono solamente cittadini e autorità cinesi. Psa, Honda e Renault possiedono infatti stabilimenti nella città di Wuhan, epicentro dell’epidemia, che ora rischia la completa paralisi.

La capitale cinese dei motori

Grazie alla grande concentrazione di impianti produttivi e centri di ricerca, Wuhan, che ospita anche numerose sedi di aziende high-tech attive nell’automotive, è conosciuta come la “capitale cinese dei motori”. Nella metropoli di 11 milioni di abitanti, oltre a numerosi costruttori locali, anche Renault, Psa* e Honda gestiscono importanti stabilimenti che fanno capo alla joint venture con il colosso Dongfeng. Renault ad esempio assembla a Wuhan proprio i due modelli forti della sua gamma cinese, i suv Kadjar e Koleos, mentre Honda ha attive addirittura tre strutture nell’area metropolitana.

Attività produttive bloccate

A causa del virus che ha già fatto registrare a oggi 26 morti e 830 casi di contagio, l’intera città di Wuhan è stata messa in quarantena. I voli e i treni in partenza sono stati cancellati, tutti i trasporti pubblici sono stati sospesi e molte autostrade chiuse, con il traffico che si è riversato sulle principali arterie e ha reso di fatto impossibili gli spostamenti.

L’effetto su logistica, spedizioni e attività produttive è stato estremamente pesante: molte le aziende costrette a chiudere per assenza di manodopera o di forniture. E lì dove la produzione non è stata interrotta, le operazioni sono rallentate dalle procedure di sicurezza che Pechino ha reso obbligatorie in tutti i luoghi di lavoro.

Un'ulteriore tegola sull'automotive

Per ora Psa, Honda e Renault hanno fatto sapere di non aver subito grandi ripercussioni negative. L’epidemia è difatti scoppiata in corrispondenza del Capodanno lunare, una delle festività più sentite in Cina e in occasione della quale gli stabilimenti riducono la produzione o si fermano totalmente anche per quindici giorni. La situazione potrebbe tuttavia rivelarsi molto critica se il caos dovesse durare fino a inizio febbraio, data in cui si concludono le festività e le attività tornano a regime.

Non solo, le notizie che provengono dal resto della Cina sono tutt’altro che incoraggianti: nel tentativo di contenere il contagio, sempre più città stanno varando drastiche misure di limitazione degli spostamenti. Il blocco totale dei trasporti per ora è stato imposto in dieci importanti centri, per un totale di 32 milioni di cittadini e migliaia di aziende coinvolte. Se l’emergenza non dovesse rientrare in tempi brevi, si tratterebbe di un’ulteriore pesante tegola su un settore già in profonda crisi: nel 2019 le vendite di auto in Cina sono diminuite dell’8,2%, la seconda flessione annuale consecutiva dopo circa vent’anni di forte espansione. 

*Aggiornamento: Psa ha deciso di evacuare lo staff e il personale estero dai suoi tre stabilimenti nella regione. Il gruppo ha fatto sapere che l'operazione verrà svolta in accordo con le autorità cinesi e l'ambasciata francese a Pechino e che i dipendenti resteranno per un determinato periodo di tempo in quarantena a Changsha, prima di essere rimpatriati nei loro rispettivi paesi.

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