Ultimo aggiornamento  18 maggio 2021 01:30

Davos 2020: l’auto frena.

Paolo Borgognone ·

Anche a Davos – dove è in corso fino al 24 gennaio la 50esima edizione del World Economic Forum, l’incontro internazionale tra politici, industriali, investitori e personalità dei diversi settori della società – tiene banco, tra gli altri, il tema della crisi del mercato automobilistico mondiale.

L'industria dell’automotive ha chiuso il 2019 col fiato corto. Il calo delle vendite - rispetto all’anno precedente - è stato del 4%, con evidenti difficoltà anche nei mercati emergenti come Cina e India. Secondo gli analisti di LMC Automotive, il numero di veicoli commercializzati si è fermato a 90,3 milioni, in discesa rispetto ai 94,4 del 2018, e ben al di sotto del record di 95,2 del 2017. La situazione dovrebbe rimanere la stessa anche nel 2020.

Realtà complicata

Il crollo delle vendite ha contribuito ad appesantire la condizione di un settore già alle prese con l'enorme sfida dell’elettrificazione, un passo oramai obbligato per affrontare la crisi climatica.

Alcuni esperti iniziano a ipotizzare che possa essere stato raggiunto il punto in cui la domanda globale di veicoli ha iniziato un declino inesorabile, anche a causa della recessione a livello planetario che ha effetti inaspettati e ramificazioni su differenti aspetti dell’economia. Secondo il Fondo monetario internazionale, l'industria automobilistica rappresenta il 5,7% della produzione mondiale e l'8% delle esportazioni di beni ed è il secondo più grande consumatore di acciaio e alluminio.

Anno critico

Le prospettive non sono rosee. Il ministro dell'industria cinese Miao Wei ha appena confermato che quest'anno e il prossimo saranno "critici" per il settore automobilistico e che le vendite di veicoli nel suo Paese – primo mercato al mondo - potrebbero essere nel 2020 pari se non inferiori a quelle del 2019.

L’LMC prevede una flessione delle vendite globali al di sotto dei 90 milioni, stimando un -0,3% rispetto ai dodici mesi precedenti.
"È improbabile che ci sia un reale sostegno al totale globale dai mercati più maturi come l'Europa occidentale e gli Stati Uniti", ha dichiarato Jonathon Poskitt, direttore delle previsioni di vendita globali di LMC.

Ombre sul futuro

La grande domanda è quando, o addirittura se, l'industria automobilistica tornerà a crescere. Secondo Poskitt è improbabile che nei prossimi anni si possa battere il record di vendite di veicoli nel 2017: in parte a causa della riduzione della domanda nelle città nei Paesi più ricchi, in lotta con la congestione del traffico e l'aumento dell'inquinamento. In queste aree, i potenziali acquirenti potrebbero essere più propensi a indirizzarsi verso programmi di car sharing o trasporti pubblici. LMC prevede però anche che la domanda in aree meno sviluppate alla fine si tradurrà in nuovi record di vendite globali, a partire dal 2023. 

"Molti mercati nel mondo -  ha detto Poskitt - non sono ancora sufficientemente sviluppati ma, considerando la densità delle vetture in Cina e India ancora relativamente bassa, rimane il potenziale per una solida espansione".
Tuttavia, c’è una notevole incertezza sul modo in cui la transizione dalle automobili alimentate a gasolio e benzina ai veicoli elettrificati influirà sulle vendite, per non parlare della possibilità che il concetto stesso di proprietà venga gradualmente sostituito da quello della condivisione, in particolare con flotte di mezzi autonomi che forniscano corse su richiesta.

Le sfide di oggi

Secondo gli esperti, sono diverse le sfide immediate che le case automobilistiche globali dovranno affrontare durante questo periodo di transizione. Tra queste il costo dei veicoli elettrici – ancora ben più alto rispetto ai modelli convenzionali – la minore richiesta di lavoratori necessari alla loro costruzione, vista la riduzione delle parti da assemblare e quindi anche la necessità di fare affidamento su catene di approvvigionamento notevolmente più brevi. Almeno in Europa il caos procurato dalla Brexit non fa che accrescere perturbazioni e preoccupazioni.
"I produttori di auto dovranno apportare modifiche ai modelli di business al di sopra e al di là di quelli richiesti dalla sola riconfigurazione tecnologica", ha confermato il FMI nel suo World Economic Outlook di ottobre.

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