Ultimo aggiornamento  27 ottobre 2020 14:21

Barcellona: fuori chi inquina.

Elisa Malomo ·

Barcellona inizia il 2020 con un nuovo e più rigido blocco del traffico. L'ordinanza amministrativa è partita il 2 gennaio e ha chiuso le strade a circa 50 mila vetture che d'ora in poi non possono circolare, dalle 7:00 fino alle 20:00 dal lunedì al sabato, in una zona di 95 chilometri quadrati equivalente a quasi tutta l'area metropolitana. È la “zona di bassa emissione” più grande di tutto il sud Europa, come ha riportato il giornale britannico “The Guardian”.

La decisione del Comune arriva in risposta al sempre più crescente tasso di inquinamento che riguarda Barcellona e anche altre città europee come Roma dove – però – è stato deciso di fermare tutti i diesel, Euro 6 compresi. L'obiettivo dell'amministrazione catalana è la riduzione del 15% delle emissioni nocive prodotte dalla congestione stradale.

Fuori subito

La circolazione urbana è stata vietata alle auto e alle motorizzazioni più inquinanti: benzina Euro 3 immatricolate prima di gennaio 2000, diesel pre Euro 4 iscritte precedentemente a gennaio 2006, motocicli, ciclomotori e quad tutti pre Euro 2 e immatricolati prima del 2003. Si tratta di circa 115 mila veicoli: 85 mila auto e 30 mila moto.

Il blocco è anche rivolto ai furgoni Euro 1 immatricolati precedentemente all'1 ottobre 1994. Dal 2021 divieti anche per camion e autobus. Per coloro che viaggeranno a bordo di un'auto che non rispetta le regole sono previste multe da 100 a 500 euro (a partire dal 1 aprile 2020).

Nessuno escluso

Anche i taxi rientrano fra le 50mila vetture bandite dalla città: su un totale di 10.523 licenze, però, i veicoli interessati sono “solo” 14.

La scelta ha scatenato la reazione dei rappresentanti del Metropolitan Institute of Taxi (imet) che hanno contestato il divieto ricordando che il 50% delle auto in questione sono "ecologiche". Un'argomentazione che, evidentemente, non ha convinto il comune.

Il blocco, oltre a giovare alla salute degli oltre 5,5 milioni di abitanti, è pensato anche spingere i cittadini a usufruire dei servizi messi a disposizione dalle compagnie di car sharing elettrico e di tutte le altre soluzioni di trasporto a basse emissioni, comprese quelle della micromobilità (monopattini e scooter a batteria).

Le richieste della sindaca

La decisione arriva in un periodo in cui la sindaca di Barcellona Ada Colau, in carica dal 2015, si sta battendo – soprattutto contro gli interessi degli industriali - per rendere più ecosostenibile la città che rappresenta.

La prima cittadina ha recentemente richiesto la cancellazione della tratta aerea fra la città catalana e Madrid proponendo lo spostamento fra le due città solo a bordo di treni ad alta velocità.

Nel tragitto interessato, i mezzi che viaggiano su rotaie impiegherebbero poco meno di tre ore a fronte di un'ora e mezza dell'aero e produrrebbero un inquinamento medio non superiore ai 4,9-7,25 chili di Co2 a passeggero rispetto ai 60-80 chili emessi del velivolo.

Secondo un rapporto del 2017 redatto dal dipartimento di sanità pubblica di Barcellona, la città ha superato, dal 2002, il livello di biossido di carbonio stabilito dall'Unione Europea che nel periodo fra il 2010 e il 2017 ha causato, in media, 424 morti premature.

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