Ultimo aggiornamento  07 aprile 2020 22:58

Ghosn, Nissan e il Giappone al contrattacco.

Edoardo Nastri ·

La reazione di Nissan alle accuse dirette di Carlos Ghosn - fatte durante l'incontro con i giornalisti a Beirut dell'8 gennaio - non si è fatta attendere. I manager del costruttore giapponese, indicati dall’ex numero uno dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi come principali artefici “del complotto” ai suoi danni, hanno rilasciato dichiarazioni altrettanto pesanti.

Carlos contro tutti

"Se questo è tutto quello che voleva dire, avrebbe potuto farlo in Giappone", ha detto Hiroto Saikawa - ex amministratore delegato di Nissan che ha rassegnato le dimissioni a settembre per compensi illeciti in eccesso di circa 880 mila dollari attraverso diritti di rivalutazione delle azioni - ai giornalisti fuori dalla sua casa di Tokyo. "La vera ragione per cui è scappato è perché aveva paura di essere riconosciuto colpevole".

“Carlos Ghosn ha usato i soldi di Nissan per un suo tornaconto personale e sento di essere stato tradito da un ex capo di cui mi fidavo”, aveva dichiarato il giapponese in una conferenza stampa a nervi scoperti organizzata il giorno successivo all’arresto del manager libanese.

L'altro accusatore nominato da Ghosn è Hitoshi Kawaguchi, responsabile dei rapporti di Nissan con il governo: “Sono molto sorpreso che non sia stato in grado di spiegare i suoi misfatti e l'uso personale dei fondi della società”, le sue parole.  

Le reazioni di politica e borsa

Masako Mori - ministro della giustizia giapponese - ha lanciato un forte attacco contro “il fuggitivo Ghosn” e ha voluto difendere il sistema giudiziario del Sol Levante: “Nel nostro paese vengono rispettati i diritti di tutti gli imputati. Carlos Ghosn sta semplicemente cercando una giustificazione per la sua uscita illegale dal Giappone propagando un falso riconoscimento di diritti inviolabili del nostro sistema giudiziario”.

Dall’arresto di Carlos Ghosn il valore delle azioni Nissan è sceso del 37%, ma il giorno delle dichiarazioni del manager libanese è cresciuto dell’1,8%. Il costruttore giapponese vive un momento di difficoltà: la forza lavoro attualmente impiegata in tutto il mondo è di circa 139mila dipendenti, sparsi in 33 differenti stabilimenti, ma entro la fine del 2022 eliminerà 12.500 posti di lavoro con una riduzione complessiva della capacità produttiva globale del 10%.

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