Ultimo aggiornamento  26 ottobre 2020 21:56

10 cose da sapere sulla fuga di Ghosn.

Linda Capecci ·

Carlos Ghosn, l'ex ad di Nissan e Renault che era in libertà vigilata a Tokyo, dopo l'arresto per illeciti finanziari del 2018, è riuscito a lasciare il Giappone e raggiungere Beirut. Ha dichiarato, per mezzo dei suoi legali, di essere "scappato dall'ingiustizia e dalla persecuzione politica". Ecco le dieci cose da sapere sulla sua fuga.

1) Il Giappone "ingiusto"

Lo stesso Ghosn ha dato notizia del suo arrivo in Libano nella notte fra il 30 e il 31 dicembre, affermando che la sua è stata "una fuga da un sistema giudiziario in cui vengono negati i diritti umani di base". L'arresto dell'ad aveva già acceso i riflettori sull'estrema pressione esercitata dal sistema giudiziario nipponico per estorcere le confessioni. Tutti gli avvocati giapponesi erano d'accordo sul fatto che il loro cliente non avrebbe potuto ricevere un processo equo.

2) Le testimonianze video

Secondo le fonti investigative citate dall'emittente pubblica NHK, una telecamera di sorveglianza installata a casa di Ghosn avrebbe ripreso l'ex manager Nissan mentre lasciava la sua residenza di Tokyo da solo, intorno a mezzogiorno di domenica 29 dicembre, poco prima della sua clamorosa fuga dal Giappone.

3) La custodia per strumenti musicali

Fioriscono le teorie sulle modalità dell'evasione: il dirigente avrebbe raggiunto l'aeroporto rurale di Osaka in traghetto, i media libanesi hanno riferito che potrebbe essersi nascosto nella custodia di un grande strumento musicale, dopo un concerto privato in casa sua. La moglie ha pubblicamente smentito la notizia.

4) I compagni di fuga

Ghosn ha assicurato che la fuga è stata portata avanti senza il supporto della sua famiglia: "Ho organizzato la mia partenza da solo", ha affermato l'ex top manager di Nissan-Renault. Eppure non avrebbe potuto progettare un viaggio così audace senza una rete. Lo stesso Junichiro Hironaka, alla direzione del suo team legale in Giappone, non sapeva come il suo cliente fosse riuscito nell'impresa e ha ammesso che alle spalle dovesse esserci "un'organizzazione molto grande".

5) Il ruolo della Turchia

La compagnia turca MNG Jet ha dichiarato di aver noleggiato due jet: un volo da Osaka a Istanbul e uno da Istanbul a Beirut. Il nome di Ghosn non figurava nella documentazione ufficiale di nessuno dei voli. Il ministero degli Interni di Ankara ha aperto un'inchiesta per chiarire se effettivamente l'ex dirigente sia arrivato a Beirut su un aereo privato proveniente dalla Turchia, ci sono anche quattro piloti tra le persone interrogate

6) I tre passaporti

Ghosn aveva un secondo passaporto francese, con il quale sarebbe entrato in Libano. Lo ha rivelato l'emittente pubblica NHK: l'ex manager possedeva 3 passaporti, due francesi e uno libanese, trattenuti dai suoi legali fino a maggio scorso, quando per vie legali è riuscito a ottenere la restituzione di uno dei due documenti francesi.

Il governo parigino non estraderà l'ex presidente di Nissan-Renault, come annunciato dal segretario di stato all'economia Agnes Pannier-Runacher.

7) Il supporto libanese 

La direzione generale per la Sicurezza del Libano sostiene che Ghosn sia entrato nel Paese legalmente. Il nuovo primo ministro libanese Hassan Diab, sta tenendo testa alla peggiore crisi finanziaria che il suo Paese abbia affrontato negli ultimi decenni e si ipotizza addirittura che il dirigente brasiliano, ancora osannato per le sue capacità imprenditoriali, sia chiamato a intervenire a Beirut.

8) La reazione giapponese

La fuga di Ghosn è avvenuta una settimana dopo la visita a Beirut, del ministro degli Esteri giapponese Keisuke Suzuki. I funzionari del ministero degli Esteri del paese asiatico affermano che la possibilità che il manager si recasse in Libano non era stata discussa durante l'incontro. Il fatto che il sospettato non venga processato potrebbe rappresentare una vera umiliazione per i procuratori del caso, ma il processo si sarebbe potuto rivelare un vero e proprio boomerang, dando alla loro condotta una risonanza globale.

9) La sua versione 

L'ex top manager ha annunciato di voler tenere una conferenza stampa, l'8 gennaio a Beirut, per raccontare la sua versione dei fatti sull'arresto per frode fiscale, malversazione e abuso di fiducia aggravata avvenuto nel novembre del 2018 a Tokyo, dove ha trascorso 130 giorni in carcere prima di essere rilasciato su cauzione.

10) Cosa potrebbe accadere ora

Probabilmente nei prossimi mesi risiederà in Libano e non potrà presentarsi al World Economic Forum in Svizzera ma le restrizioni sui viaggi non lo tratterranno lì a tempo indeterminato, dato che il Giappone ha solo un trattato di estradizione con Corea del Sud e gli Stati Uniti. Ghosn non ha prospettive negli Usa in seguito alle accuse di frode - mai smentite - mosse nei suoi confronti dalla Sec (la Consob americana): l'accordo gli vieta di ricoprire posizioni di rilievo in qualsiasi società statunitense per un decennio.

"Se nell'aprile 2020 non si presenterà in aula ha perso ogni possibilità di lottare per la sua innocenza", ha affermato Koji Endo, responsabile della ricerca sulle azioni della Sbi Securities. In quel caso il procedimento giudiziario verrebbe sospeso e il tribunale potrebbe confiscare i 14milioni di dollari versati da Ghosn per violazione delle condizioni di cauzione.

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