Ultimo aggiornamento  25 settembre 2020 13:14

Dino Risi, ciak si guida.

Linda Capecci ·

Il 23 dicembre del 1916 nasceva Dino Risi, il regista milanese che ha scritto la storia della commedia all'italiana e diretto uno dei "road movie" più amati del nostro Paese, "Il Sorpasso" del 1962, con Vittorio Gassman, Jean-Louis Trintignant e Catherine Spaak.

Il viaggio

Il film, una preziosa testimonianza dell'Italia degli anni ’60, si snoda in agosto, sulle assolate e deserte strade romane. Il quarantenne sfacciato e irresponsabile Bruno Cortona incontra Roberto, un timido studente rimasto in città per preparare gli esami. Il giovane finisce per seguire il nuovo amico in un viaggio improvvisato a bordo della sua Lancia Aurelia B24.  

La pellicola, che originariamente era stata scritta e pensata per Alberto Sordi nel ruolo di Cortona, è molto più di una commedia: è una proiezione dell'evoluzione della società italiana dal boom economico ai nostri giorni.

L'Italia del boom

Non a caso la vicenda si svolge lungo il corso della via Aurelia che rappresenta, nel suo articolarsi, un ritratto stilizzato dell'Italia del boom economico: dal centro della capitale, ai quartieri borghesi sorti a ridosso del centro storico di Roma, dalle borgate popolari, ai tempi ancora fatiscenti, alle campagne, per poi dirigersi verso le spiagge di Fregene, Santa Marinella, e via via fino a Capalbio. Una via di fuga verso la vacanza, l'evasione, lo svago, dove l'urbanizzazione abusiva ha raggiunto la sua apoteosi.

Anche l'automobile, la Lancia Aurelia B24 guidata da Gassman, in aperta analogia con il nome della via consolare, riflette un simbolismo radicale: la spider, che era uscita dalle officine nel 1956, da simbolo di eleganza e raffinatezza, si trasforma nell'ideale della sportiva aggressiva e truccata anche negli allestimenti, con tanto di clacson tritonale ad accompagnare la maggior parte delle sequenze on the road.

Le cicatrici

Non è una casualità che Risi abbia scelto una vettura che sulla fiancata destra riporta delle "cicatrici": sono le ferite lasciate dal sentimento di disillusione e sfiducia nei confronti di un miracolo economico destinato a finire, lasciando alle spalle un Paese comunque diviso e contraddittorio, in cui ad avere la meglio sono proprio i tipi come Bruno Cortona, i vincenti, i cialtroni, protagonisti dell'Italia del benessere.

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