Ultimo aggiornamento  05 aprile 2020 15:32

Le ibride saranno distinte per emissioni di CO2.

Paolo Odinzov ·

Si fa presto a dire ibrido. D'ora in poi - come prevede una circolare della Motorizzazione civile redatta dal Ministero dei trasporti - le vetture che impiegano delle unità termiche (benzina o diesel) associate e “aiutate” nella marcia da uno o più motori elettrici, verranno distinte in tre differenti categorie. La differenziazione avviene in base al valore delle emissioni di CO2 rilevato in fase di omologazione e riportato al momento al punto V.7 della carta di circolazione riferito al ciclo Nedc misurato, oppure al ciclo Nedc correlato per i veicoli omologati Wltp.

Le categorie

Si parte dal Gruppo I del quale fanno parte le auto ibride con emissioni di anidride carbonica fino a 60 grammi per chilometro. Appartengono invece al Gruppo II i modelli con emissioni comprese tra 61 e 95 grammi, mentre superando questa soglia si rientra nel Gruppo III.

I valori indicati, come specificato dal documento, potranno comunque essere rimodulati dopo il 31 dicembre 2020 quando il dato riportato sulla carta di circolazione sarà riferito al ciclo di prova Wltp.

La diversificazione premia i sistemi plug in

La divisione premierà le ibride plug in, ovvero quelle auto dotate di un sistema con una batteria ricaricabile alla spina che permette di percorrere anche parecchi chilometri in modalità 100% elettrica. Le vetture mild hybrid potrebbero invece accusare il colpo, soprattutto se - in base al gruppo di appartenenza -  verranno prese  decisioni che potrebbero limitare i privilegi fiscali e di circolazione riservati fino oggi alle più ecologiche. Al momento tutto è ancora da decidere.

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