Ultimo aggiornamento  18 maggio 2021 00:24

Canada, Gm licenzia a Natale.

Paolo Borgognone ·

"Un giorno molto triste. Un brutto colpo per la fabbrica, a pochi giorni dalle feste di Natale, per la comunità di Oshawa e per tutto lo stato dell'Ontario". Jerry Dias - capo del sindacato Unifor, il più importante dello stabilimento General Motors nella cittadina a nord di Toronto - non riesce a darsi pace. L'impianto, aperto dal pioniere Sam Mclaughlin alle fine dell'800, ha appena sfornato la sua ultima automobile, un pick up Gmc Sierra LD. Che gli operai hanno acquistato con una colletta (gente che sta perdendo il lavoro ha raccolto complessivamente 117mila dollari) e donato a una fondazione che si occupa di bambini con gravi handicap. Alle 16 ora locale del 18 dicembre, Oshawa ha chiuso i battenti.

2.300 dipendenti dei 2.600 rimasti passeranno il periodo festivo da disoccupati. Solo 300 torneranno a lavorare in un settore, quello della stampa di componenti per le auto del gruppo Usa. L'unico a restare funzionante.

Arriva l'auto robot

Il resto dell'area verrà trasformata in una zona di sperimentazione per auto autonome e connesse. Che hanno bisogno di ingegneri e scienziati, non di operai, anche se altamente specializzati come quelli di Oshawa. Per questo la fabbrica di quella che una volta veniva chiamata "La città in movimento" ora è obsoleta. E poi c'è un signore alla Casa Bianca, Donald Trump, che ha strigliato parecchie volte l'industria dell'automotive americana perché costruiva le sue auto oltre confine - Messico o Canada poco cambia - e ha preteso che gli investimenti si concentrassero sulla sponda Usa del confine.

Così Oshawa chiude. E pensare che negli anni '80 del secolo scorso l'impianto dava lavoro a 23mila persone e produceva 620mila automobili ogni dodici mesi. "Questo era il gioiello della corona dell'industria automobilistica mondiale - dice Buzz Hargrove, ex capo del sindacato Canadian Auto Workers - occupava più spazio e persone delle fabbriche di Volkswagen in Germania o di Ford a Dearborn in Michigan. Contribuiva al benessere di tutto il Canada, grazie alle esportazioni. Sono passate poche decine di anni e siamo arrivati al capitolo finale".

Una valanga di dollari

E pensare che nel tempo Gm ha investito pesantemente su questo impianto, soprattutto dopo il cosiddetto Auto Pact, un accordo commerciale conveniente per entrambi siglato tra gli Usa e il Canada nel 1965, lo stesso anno nel quale venne aperta una nuova fabbrica nel sud della città.

Nel 1984 arrivano altri 8 miliardi di dollari per aggiornare le linee produttive. Nel 1989 l'intero quartier generale di Gm in Canada trasloca qui, sulle rive dell'Ontario. Poi sono giunte la concorrenza coreana e giapponese, la progressiva affermazione della robotica che toglie spazio al lavoro umano e ancora la crisi del 2008-2009 che ha portato il sistema sull'orlo del collasso.

Fino a ieri, Oshawa si era salvata grazie a un impegno congiunto da 60 miliardi di dollari dei governi americano e canadese e dell'amministrazione locale dello stato dell'Ontario. La svolta elettrica e tech, con auto molto meno complicate e che richiedono di gran lunga meno manodopera, ha completato il disastro.

Oshawa - una parola che nella lingua dei nativi significa "incrocio" - sarà d'ora in poi un circuito per testare i radar, infrarossi e lidar che elimineranno presto anche la necessità di volante e pedali, oltre che di un essere umano seduto ai comandi. Un futuro al quale non ci si può opporre, ma che - come ha detto Alex Gates, curatore del museo dell'auto canadese che si trova chiaramente, a Oshawa - "non ha niente a che vedere con l'emozione di una catena di montaggio, dove tutti i pezzi entrano separatamente, vengono messi insieme e alla fine esce una vettura completa". I tempi cambiano.

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