Ultimo aggiornamento  18 settembre 2020 20:02

Cobalto: aziende hi tech sotto accusa.

Paolo Borgognone ·

L'International Rights Advocates - organizzazione umanitaria internazionale con sede a Washington - ha presentato una denuncia contro alcuni giganti dell'automotive e della tecnologia, accusati di approfittare dello sfruttamento di giovanissimi lavoratori impiegati nelle miniere di cobalto nella Repubblica del Congo.

Le azienda coinvolte sono Alphabet, società di Google proprietaria di Waymo, la realtà più avanzata al mondo in fatto di guida autonoma, Tesla, Apple, Microsoft e Dell. Tutte utilizzerebbero per le proprie batterie - comprese quindi quelle delle auto elettriche - il minerale estratto e raffinato da tre società, Glencore, Unicore e Huayou Cobalt.

Minori in prima linea

Secondo Terry Collingsworth, direttore esecutivo di International Rights Advocates che ha presentato la denuncia alla Corte distrettuale di Washington DC, le società sarebbero a conoscenza del fatto che chi lavora nelle miniere congolesi - spesso bambini in età scolare - sarebbe esposto a gravi rischi di incidente per la totale mancanza di condizioni di sicurezza, non godrebbe di alcuna tutela e sarebbe anche sotto pagato, con compensi che spesso non raggiungono i due dollari americani al giorno.

Non solo, secondo il team di Collingsworth i progetti che le stesse grandi aziende coinvolte avrebbero messo in piedi per combattere il fenomeno sarebbero inefficaci, se non addirittura soltanto di facciata: "Sono iniziative per sembrare meno coinvolti agli occhi della opinione pubblica", sono le parole usate nella denuncia.

Casi umani

Il caso sollevato negli Usa porta alla ribalta in particolare 13 lavoratori. Si tratta di minori - dei quali non è stato divulgato il nome perché questo potrebbe esporli a rischi di ritorsioni - che hanno subito degli infortuni in alcuni casi anche invalidanti durante massacranti turni di lavoro sottoterra. In particolare la denuncia fa riferimento anche a una ricerca portata avanti da Amnesty International alla fine del 2016 nella quale si denunciavano proprio le terribili condizioni di lavoro delle miniere di cobalto della Repubblica Popolare del Congo.

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