Ultimo aggiornamento  20 gennaio 2020 21:27

La Golf che sognava l'off-road.

Angelo Berchicci ·

Dici Volkswagen Golf e pensi alla berlina sobria per eccellenza. Eppure, nel gennaio 1990, pochi mesi dopo il debutto dell’ultimo restyling della Golf seconda serie, la Casa presentò la versione Country. Assetto rialzato, colori sgargianti, decalcomanie sulle fiancate, bull-bar e ruota di scorta sul portellone: questa Golf pensata per l’off-road era una vettura che non passava di certo inosservata.

La firma è della Steyr-Daimler-Puch

La base di partenza della vettura era la Golf CL cinque porte dotata di trazione integrale permanente Syncro. L’auto veniva assemblata a Wolfsburg e successivamente inviata a Graz presso lo stabilimento dell’azienda specializzata in fuoristrada Steyr-Daimler-Puch (la stessa che ha sviluppato il sistema a quattro ruote motrici della prima Fiat Panda 4x4). Qui la Golf cambiava pelle grazie soprattutto al montaggio di un nuovo impianto di sospensioni, rinforzato e rialzato di ben 12 centimetri.  

Look da fuoristrada

Per irrigidire il telaio e proteggere la scocca da possibili colpi in fuoristrada, sul fondo della vettura erano montati dei pannelli di rinforzo, così come sotto il paraurti anteriore faceva bella mostra di sé una piastra paracolpi d’acciaio. Altri inconfondibili richiami alla vocazione off-road della Golf country erano il bull-bar (su cui era eventualmente possibile installare un verricello) con griglie per proteggere i fanali e due coppie di proiettori supplementari.

Al posteriore l’auto esibiva una ruota di scorta ancorata a sbalzo sul bagagliaio e il gancio traino. L’allestimento della vettura prevedeva poi l’utilizzo di appositi cerchi in lega con pneumatici di maggiori dimensioni (di tipo M+S), oltre agli adesivi lungo le fiancate e a colorazioni specifiche.

Niente marce ridotte

La vettura era dotata del motore 1.8 quattro cilindri a benzina montato anche sulla normale Golf, che in questo arrivava a erogare 98 cavalli (invece di 87). Il cambio era manuale a cinque rapporti senza la presenza di marce ridotte. Il propulsore garantiva una velocità massima di 155 chilometri orari con accelerazione da 0 a 100 chilometri orari in 12,4 secondi.

Non ebbe successo

Complice il prezzo elevato (in Italia costava circa 30 milioni di lire), nel complesso la Golf Country si dimostrò un flop: uscì dai listini già alla fine del 1991 dopo 7.735 esemplari costruiti, cosa che rende oggi la vettura piuttosto rara e molto apprezzata da appassionati e collezionisti. 

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