Ultimo aggiornamento  10 luglio 2020 19:35

Auto robot: il futuro tra le pagine di un libro.

Patrizia Licata ·

La rivoluzione elettrica e autonoma ha modificato profondamente l’immagine dell’automobile avvicinandola al mondo dell’informatica e delle startup e ispirando libri in cui esperti dell’industria, scienziati e giornalisti analizzano gli impatti delle vetture condotte dall'intelligenza artificiale sulla mobilità, l’urbanistica e la vita quotidiana.

Le pubblicazioni sulle auto autonome si sono moltiplicate negli ultimi dieci anni, soprattutto dopo la nascita in California di Tesla (2008) e Waymo (2009): ma basta navigare sui motori di ricerca online per scovare testi che anticipavano tipologie di alimentazione e design dei veicoli attuali. E forse anche di veicoli che nessuno ha ancora realizzato.

L'auto nucleare

Tra i libri più visionari c’è “Automobiles of the future” di Irwin Stambler (1966): qualche modello nelle illustrazioni non dista molto da certe forme uscite dai laboratori di Tesla. Stambler (un ingegnere aeronautico) non inventa nulla: descrive prototipi e idee su cui i costruttori americani Ford e General Motors stavano lavorando. Della Ford viene citato ad esempio il veicolo Nucleon, prototipo a energia nucleare (rimasto nelle dimensioni maquette, ovvero in scala 1/33, prevedeva un piccolo reattore nucleare al posto del motore), e un’auto simile a un razzo che doveva raggiungere la velocità di 500 miglia orarie.

Si descrivono poi le tecnologie di alimentazione allo studio nei centri di ricerca, tra cui le fuel cell (le celle a combustibile per le auto a idrogeno) e alcuni concept per le infrastrutture come le autostrade elettroniche dual-mode, capaci di ospitare sia veicoli autonomi sia auto col conducente.

La nuova età del bronzo

Anche “Car Wars. The rise, the fall, and the resurgence of the electric car” (2015) del giornalista John J. Fialka ripercorre la storia dell’auto elettrica: risale ai prototipi di fine anni Sessanta del Massachusetts Institute of Technology (Mit) per passare attraverso le innovazioni successive (tra cui la Gm Sunraycer del 1987, un’auto da competizione a energia solare) e arrivare ai modelli odierni, come quelli di Gm e Tesla.

L’anno prima (2014) usciva “Clean disruption of energy and transportation” di Tony Seba, esperto di energie rinnovabili della Stanford University e imprenditore della Silicon Valley. Il sottotitolo dice tutto: “Come la Silicon Valley renderà obsoleti entro il 2030 petrolio, nucleare, gas, carbone, società elettriche e auto convenzionali”. L’autore sostiene che l’auto elettrica e autonoma darà vita a una nuova era che imporrà fonti di energia, tecnologie e modelli aziendali completamente diversi da quelli tradizionali non perché le fonti fossili siano finite ma perché non sono più convenienti, né per l’ambiente né per le imprese né per gli utenti finali. Per l’umanità sarà come il passaggio dall’età della pietra all’età del bronzo.

L’auto è nella app

La portata rivoluzionaria della mobilità connessa è al centro anche di “Autonomy: The Quest to build the driverless car-and how it will reshape our world” di Lawrence D. Burns (2018). L’autore, ex ricercatore di Gm e consulente di Google per la self-driving car, pensa che nel prossimo futuro pochi di noi avranno un’auto di proprietà; gireremo invece usando veicoli elettrici e automatizzati che prenoteremo con una app sullo smartphone. L’auto autonoma renderà le strade più sicure e le città meno inquinate e rappresenterà una forma di trasporto conveniente e accessibile a tutti.

Cambia la città

“Driverless. Intelligent cars and the road ahead” di Hod Lipson e Melba Kurman (2016) è una pubblicazione del Mit che indaga gli aspetti regolatori e etici dell’automazione dei veicoli: le case automobilistiche e i governi devono essere pronti a definire il quadro normativo entro il quale si può sviluppare la mobilità del futuro, affrontando questioni come responsabilità legale e privacy.

Il modo stesso di progettare le città e gli spazi dedicati alle strade e ai pedoni dovrà cambiare. Lo scriveva già nel 2010 William Mitchell (designer automobilistico) nel libro “Reinventing the automobile. Personal urban mobility for the 21st Century”, altra pubblicazione del Mit che mette in collegamento diretto l’auto e l’urbanistica del 21mo secolo e descrive i nuovi veicoli come “verdi, intelligenti, connessi e anche divertenti”.

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