Ultimo aggiornamento  31 ottobre 2020 23:22

La signora dell'auto tedesca.

Monica Secondino ·

Vda (Verband der Automobilindustrie) è l’acronimo dell’Associazione tedesca dell’industria automotive e Hildegard Mueller è il nome della sua nuova presidentessa. Un’altra donna si trova a ricoprire un ruolo cruciale nel Vecchio continente, dopo Ursula Von der Leyen, appena eletta a capo della Commissione europea, e Christine Lagarde, numero uno della Banca centrale europea.

Sono tutte e tre accomunate dall'intenzione di traghettare il Vecchio continente verso il "nuovo paradigma", che mette tutto in chiave di sostenibilità e "green". La prima ha già lanciato il Green New Deal, un piano da oltre 1.000 miliardi che porterà l’Europa entro il 2050 ad essere neutra dal punto di vista climatico. La seconda vuole contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici con una svolta in questa direzione da parte della Bce. La terza, a capo della lobby dell'auto tedesca, dovrà agevolare la complessa transizione di un'industria che è pilastro dell'economia in Germania e nel mondo.

Delfina di Angela Merkel

Sarà per questo che la Mueller non arriva dal settore auto, ma da quello delle utilities tedesche. Dal 2008 al 2016 è stata a capo di Bdew, la più grande associazione industriale tedesca di energia. Esponente della Cdu, è stata membro del Parlamento tedesco dal 2002 al 2008 e sottosegretaria in cancelleria, al fianco di Angela Merkel, dal 2005 al 2008. E’ stata eletta all’unanimità dal consiglio del Vda e ha battuto altri rispettabili candidati come l’ex ministro degli Esteri e leader socialdemocratico Sigmar Gabriel e l’ex commissario europeo Guenther Oettinger.

Quante sfide

Se è vero che tutto deve diventare più "green", la difficoltà di questo cambiamento nel settore auto è che, per farlo non basta cambiare i motori delle macchine, ma bisogna anche riqualificare il personale che, da addetti alla produzione, diventeranno addetti ai software. Per produrre un milione di auto elettriche servono 5.000 persone, la metà rispetto a quelli che servono per produrre la stessa quantità di auto a benzina o diesel e un terzo rispetto a quelli necessari per un milione di auto ibride. Un passaggio che Hildegard Mueller dovrà seguire da vicino.

In Germania, attualmente il settore auto impiega circa 800mila persone e Ferdinand Dudenhoeffer, esperto locale del settore, ha previsto che l’industria auto in Germania perderà nei prossimi dieci anni fino a 250.000 posti di lavoro, ma ne creerà 125mila nuovi in settori come le batterie e altri ambiti legati alle nuove forme di mobilità. In base ad un articolo pubblicato su Bloomberg, dall’inizio dell’anno sono circa 40mila i posti di lavoro persi nel settore auto tedesco. Gli ultimi annunciati sono i 10mila di Daimler, preceduti dagli stessi di Audi, da circa 7mila di Continental e Bosch, 5mila di Ford e 6mila di Bmw.

Insomma la Mueller si troverà ad affrontare un arduo compito: i costi per gli investimenti nell'auto elettrica, i nuovi competitor come Google, Tesla e Uber, il rallentamento globale della domanda di veicoli e i sindacati tedeschi. Una donna al posto giusto nel momento giusto, se è sempre vero che quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.

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