Ultimo aggiornamento  07 luglio 2020 09:13

Ursula la verde.

Paolo Borgognone ·

"Non possiamo perdere neppure un secondo. Il Green Deal europeo è la nostra nuova strategia di crescita. Ci aiuterà a ridurre le emissioni e a favorire la creazione di nuovi posti di lavoro. L'obiettivo è azzerare le emissioni di CO2 nel nostro continente per il 2050".

In queste poche parole - pronunciate nel suo discorso di insediamento subito dopo l'elezione della nuova Commissione europea con larghissimo margine (461 sì, 157 no, 89 astenuti) - c'è tutto l'impegno della nuova presidente dell'organo esecutivo di Bruxelles, la cristiano-democratica tedesca Ursula von der Leyen.

Ambiente e digitalizzazione diventano il fulcro delle politiche comunitarie e soprattutto della "nuova strategia industriale", così come lo sono già del settore automotive - che ha fatto dell'elettrificazione e della gestione e uso proficuo dei dati, si pensi alla guida autonoma e alle smart roads, il perno del proprio sviluppo futuro - che ora può guardare alla politica con rinnovata fiducia.

Transizione inclusiva

"La transizione generazionale - ha detto la von der Leyen - verso la neutralità climatica per la metà del secolo deve essere inclusiva oppure rischia di non concretizzarsi". Su questo argomento l'Europa è "pronta a fare da traino" soprattutto dedicando grandi risorse al cambiamento climatico". Il nostro continente "è responsabile solo per il 9% del totale delle emissioni globali, ma il compito è quello di indicare la strada per far sì che gli altri ci seguano. Cina, Canada e California, per citare alcuni, già sono al nostro fianco".

Anche la digitalizzazione è un argomento che non può attendere, "perché cambierà la società, l'economia, l'intera amministrazione. Sta già succedendo". Il compito della commissione sarà anche quello di vigilare sul mercato che "non può da solo proteggere i valori e il benessere degli europei. Su questi argomenti dobbiamo proseguire sulla strada che abbiamo già intrapreso, contando sulle nostre forze, sui nostri scienziati e sull'industria. Lo scopo è ottimizzare l'uso dei dati. Oggi l'85% di quelli non personali non viene utilizzato. Uno spreco che non possiamo permetterci. Dobbiamo carpire la conoscenza che rimane ancora nascosta".

Clima in primo piano

Ad affiancare la Von Leyen in questa rivoluzione ci sarà soprattutto il vice presidente della commissione e commissario al clima, l'olandese naturalizzato romano Frans Timmermans. Sarà lui incaricato a mettere in pratica i progetti di decarbonizzazione e digitalizzazione del continente. Per farlo, dice lui stesso, "i ventilati 3mila miliardi di investimenti entro il 2050 non sono una cifra assurda". Nel giorno del suo ritorno a Bruxelles (è uno dei superstiti della precedente amministrazione, quella di Jean Claude Juncker) Timmermans ha spiegato chiaramente che la linea guida per il futuro sarà quella di recuperare il terreno rispetto soprattutto a Cina e Usa. "Siamo partiti in ritardo soprattutto per quello che riguarda le batterie delle automobili. Adesso siamo costretti a comprarle fuori ma le cose cambieranno". L'Europa ha già da mesi riunito oltre 250 aziende del settore per studiare una "via europea" all'alimentazione elettrica, mentre Francia e Germania hanno dato vita al progetto "Battery Airbus", un consorzio comune per lo sviluppo delle batterie da destinare alle auto elettriche e che attende la luce verde per i finanziamenti comunitari.

Il commissario al clima non ha dimenticato di citare, però, anche altri settori sui quali l'Unione dovrà razionalizzare e rafforzare il proprio intervento. "Non trascuriamo - ha detto Timmermans - l'idrogeno che è una carta molto importante da giocare". Stesso discorso anche per il 5G, l'ultima frontiera della connessione iper veloce, uno strumento indispensabile per un effettivo sviluppo della guida autonoma e della mobilità connessa.

Il ruolo italiano

Timmermans non ha dimenticato di citare anche un argomento molto importante, quello dell'adeguamento dell'industria e ha fatto specifico riferimento a quella italiana dell'auto. "L'Italia deve darsi da fare. E' un Paese storicamente all'avanguardia e noi dobbiamo iniziare a pensare all'automotive che verrà, quello dei prossimi 30 anni. Anche perché l'Italia è tra i membri più esposti ai cambiamenti climatici e ai loro effetti, come purtroppo la cronaca degli ultimi giorni ci ha drammaticamente ricordato, da Venezia alla Liguria".

Una prima risposta da parte del nostro Paese è già arrivata nelle parole pronunciate dal premier Conte alla 74esima Conferenza del Traffico e della Circolazione organizzata dall'Automobile Club d'Italia. "Dobbiamo guardare al futuro che per noi vuol dire Green New Deal. Una azione che va portata avanti con sagacia e lungimiranza". "Dobbiamo - ha detto ancora Conte parlando all'ACI - promuovere soluzioni tecnologiche innovative e nuove fonti energetiche pulite".

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