Ultimo aggiornamento  03 luglio 2020 01:25

Lohscheller il traghettatore.

Angelo Berchicci ·

Il Ceo di Opel Michael Lohscheller fa incetta di titoli: dopo il premio "Eurostar 2019" da parte della rivista Automotive News Europe e il "ManBest 2019” conferito da Autobest, per il capo della Casa tedesca arriva anche il riconoscimento di "Manager dell'anno 2019”.

Figura fondamentale 

La testata Auto Zeitung nel corso dell’annuale votazione “Auto Trophy” ha voluto premiare Lohscheller per i risultati raggiunti nell’ultimo, complicato, periodo vissuto da Opel. Il manager ha dovuto affrontare l’acquisizione da parte del gruppo Psa e mettere in piedi un importante programma di rilancio del brand, chiamato PACE!.

Come motivazione per la scelta del manager tedesco la rivista ha scritto: “Al vertice di Opel dal
2017
, Lohscheller ha gestito il passaggio da GM a PSA del marchio, in perdita da lungo tempo. Sotto la sua leadership, Opel ha ripreso a fare profitti."

Una fase complicata

Il vertice della Casa si è detto onorato di ricevere il premio e ha dichiarato: “Si tratta di un successo di tutta la nostra squadra, di tutti i dipendenti. Con il piano PACE!, ci siamo posti l'obiettivo di rendere Opel redditizia in modo sostenibile, elettrica e globale, e a quanto pare ci stiamo riuscendo”.

Quando Lohscheller ha preso il timone di Opel ha trovato un marchio che stava vivendo un’intensa crisi. Nel 2017 il brand doveva affrontare un crollo nelle vendite di circa 50mila unità, il 6,3%, una tendenza discendente iniziata nel 2004.

Investimenti ridotti 

Negli ultimi quindici anni la General Motors che era proprietaria del brand aveva ridotto fortemente gli investimenti in ricerca e sviluppo, nel tentativo di compensare le perdite. Come conseguenza, Opel è arrivata al passaggio di consegne con un notevole ritardo nell’elettrificazione e nello sviluppo di motori di dimensioni contenute.

Il piano di rilancio messo a punto dal manager tedesco, reso possibile dall’acquisto da parte di Psa, si è concentrato su due aspetti: modernizzazione della gamma e focus sui profitti piuttosto che sui volumi. Di conseguenza, Opel ha attinto a piene mani dalle tecnologie del gruppo francese, a partire dalla piattaforma CMP che ha permesso di rinnovare il modello forte del costruttore, la Corsa, dotandola anche di una versione full-electric.

Priorità al taglio dei costi

In secondo luogo la Casa tedesca e la sua sussidiaria britannica Vauxhall hanno varato un drastico piano di ridimensionamento dei costi, che prevede il taglio di 3.700 posti di lavoro tra i vari stabilimenti europei (i cui effetti si sono visti anche in Italia, con la vertenza che tuttora coinvolge 62 dipendenti dello stabilimento di Fiumicino), e l’abbandono dei settori meno profittevoli, come quello delle flotte aziendali.

Il piano per salvare il brand ha iniziato a dare i suoi frutti: nell'esercizio finanziario 2018 Opel ha registrato il profitto operativo più elevato nella storia dell'azienda con 859 milioni di euro, e nella prima metà del 2019 il risultato operativo è cresciuto ulteriormente, superando la soglia dei 700 milioni di euro. Risultati positivi che tuttavia non sono stati accompagnati da una ripresa delle vendite, diminuite ulteriormente del 7,2% a fine 2018.

Le prospettive

Il costruttore ha recuperato velocemente il ritardo nell’elettrificazione: oltre alla Corsa-e la Casa ha in gamma anche il suv medio Grandland X in versione ibrida plug-in, mentre il prossimo anno arriverà il Vivaro-e, il suo primo veicolo commerciale elettrico.

Il calendario dei debutti è fitto, con le versioni a batteria di Combo Life e Zafira che vedranno la luce nel 2021, mentre i piani di lungo termine dicono che entro il 2024 tutti i modelli Opel potranno contare su almeno una variante elettrificata.

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