Ultimo aggiornamento  25 ottobre 2020 15:08

Uber, niente più licenza a Londra.

Colin Frisell ·

LONDRA - Il Transport for London ha comunicato ufficialmente di aver negato a Uber una nuova licenza per operare il proprio servizio di taxi con auto private nella capitale inglese. Il permesso provvisorio concesso alla società americana di ride hailing lo scorso settembre è scaduto domenica 24 novembre. Uber ha ora 21 giorni di tempo per presentare ricorso (cosa che ha già annunciato di avere l'intenzione di fare) contro la decisione di TfL e può continuare ad operare durante tale periodo.

Il sindaco è d'accordo

L'autorità di regolamentazione del traffico cittadino ha riconosciuto all'azienda di aver apportato una serie di modifiche positive al proprio modus operandi - soprattutto per quanto riguarda la sicurezza - ma ha comunque ritenuto che non fosse "pronta e adatta" ad avere una nuova concessione in città. Questo soprattutto per aver messo in discussione la sicurezza di alcuni clienti che "sono stati fatti salire su taxi privati con conducenti privi di regolari permessi e senza assicurazione", come ha sottolineato Helen Chapman, responsabile delle licenze per TfL.

"Supporto la decisione - ha scritto in un  post su Facebook il sindaco di Londra Sadiq Khan - e condivido le motivazioni per cui è stata presa. La sicurezza viene prima di tutto. La nostra città è una delle migliori al mondo per le compagnie innovative ma tutti devono stare alle regole. E' stato dimostrato che negli ultimi mesi 14mila viaggi sono stati compiuti con alla guida persone non autorizzate o addirittura sospese. Per questo è impossibile che il Transport for London abbia ancora fiducia in Uber, anche se questa scelta sarà impopolare".

Software segreto

Uber ha perso la "patente" per operare a Londra nel 2017, per motivi legati alla sicurezza. Dopo una prima proroga di 15 mesi, l'azienda Usa che in città dà lavoro a 45mila drivers, ha ottenuto un ulteriore concessione per due mesi.

Tra le possibili ragioni della scelta del TfL viene citata anche l'adozione di un software segreto, chiamato "Greyball", che potrebbe essere utilizzato per impedire ai regolatori di monitorare l'app attraverso la quale il servizio è prenotato ed erogato. Uber ha sempre negato di aver utilizzato questo sistema sul territorio britannico.

La risposta di Uber

"La decisione del TfL di non rinnovare la licenza a Uber - si legge in un cominucato dell'azienda americana - è straordinaria e sbagliata. Sicuramente faremo appello. Abbiamo trasformato in maniera fondamentale il nostro business nel corso degli ultimi due anni e stabilito standard di sicurezza. Per questo solo due mesi fa il TfL ci ha considerati affidabili come operatore. Per conto degli oltre 3,5 milioni di clienti e dei nostri 45mila conducenti accreditati continueremo a lavorare come sempre e collaboreremo con il TfL per risolvere la questione".

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