Ultimo aggiornamento  07 luglio 2020 08:34

California, basta auto da chi sta con Trump.

Paolo Borgognone ·

La California interromperà immediatamente l'acquisto di veicoli per le sue flotte pubbliche da General Motors, Toyota, Fiat Chrysler e tutte le altre case automobilistiche che appoggiano il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nella “guerra” per impedire che lo stato della costa ovest regoli in maniera autonoma le emissioni dei gas di scarico delle automobili.

A partire da gennaio 2020, gli affari riguarderanno soltanto quei marchi che riconoscono l'autorità legale della California in questa materia, in particolare Ford, Honda, Bmw e Volkswagen.

Battaglia economica

La decisione, oltre a essere una sfida diretta alla Casa Bianca, ha anche riflessi economici non trascurabili. Tra il 2016 e il 2018, la California ha acquistato veicoli per 58,6 milioni di dollari da GM, 55,8 milioni da Fca, 10,6 milioni di dollari da Toyota e 9 milioni da Nissan.

62,9 milioni sono stati spesi per mezzi Ford, 565mila dollari per quelli di Honda, mentre non è stata acquistata neanche un'auto dai costruttori tedeschi.  

Questione di consumo

Secondo le regole tuttora attive, eredità della amministrazione Obama che le ha emanate nel 2012, entro il 2025 tutte le Case devono garantire che le loro auto consumino mediamente un gallone di benzina per percorrere 46,7 miglia, con aumenti progressivi annui - a partire dal 2020 - di almeno il 5%. Trump propone invece che nel 2026 l'efficienza si attesti sulla 37 miglia per gallone.

La California - che ha sempre regolato in maniera autonoma i propri tassi di emissione - intende restare ferma alle scelte di Obama. Da qui lo scontro con le autorità federali, tra cui l'agenzia per le protezione dell'ambiente (Epa) e la National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa).

Le stesse regole vigenti in California sono state adottate da altri 13 stati, mentre solo alla fine della scorsa settimana sono stati nel complesso 23 le amministrazioni statali che hanno contestato la decisione di Trump di revocare l'autorità legale della California di stabilire proprie leggi in materia. 

Sull'altro fronte - e quindi a fianco dell'inquilino della Casa Bianca - si sono schierate Gm, Toyota, Fiat Chrysler e Hyundai che lo scorso mese di ottobre hanno depositato un ricorso presso la Corte d'Appello di Washington DC, volto proprio a decretare la fine dell'autonomia californiana sull'argomento.

Reazioni differenti

Una portavoce della General Motors, Jeannine Ginivan, ha commentato in una dichiarazione che è un peccato che la California smetta di acquistare le auto del costruttore di Detroit, compresa la Bolt elettrica: "Rinunciare alle auto di Gm o di altri produttori influirà sulle possibili scelte della California proprio nel settore dei veicoli a batteria, soprattutto di quelli dai prezzi più accessibili e costruiti in America. Alla lunga limiterà la capacità di raggiungere l’obiettivo di ridurre al minimo l'impronta di carbonio, un obiettivo che Gm condivide pienamente".

Pronta la replica del governatore dello stato, Gavin Newsom: "Questi produttori di automobili hanno scelto di essere dalla parte sbagliata della storia e ora rimarranno tagliati fuori dai benefici del potere d'acquisto della California".

Newsom ha anche rivelato che non permetterà più - con effetto immediato - alle agenzie statali di acquistare vetture alimentate a benzina, con l'unica eccezione per alcuni veicoli di pubblica sicurezza.

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