Ultimo aggiornamento  18 febbraio 2020 20:48

The Clash: 40 anni di "London Calling".

Linda Capecci ·

“Drive! Drive! My baby drove up in a brand new Cadillac”. Fra auto e rock sparato a tutto volume, il verso di Vince Taylor intonato dai Clash resta un manifesto di ribellione e libertà sulle strade del Regno Unito. Una generazione che si scopre arrabbiata. Il Museum of London celebra il quarantesimo anniversario dell’uscita di "London Calling", l'album della band inglese datato 14 dicembre 1979, il migliore degli anni Ottanta secondo Rolling Stone.

La mostra - aperta da metà novembre fino al 19 aprile 2020 - include alcuni oggetti personali del gruppo che ha fatto del punk-rock contaminato la sua bandiera: non potrà mancare il basso Fender Precision schiantato da Paul Simonon sul palco del Palladium di New York City il 21 settembre del 1979, immortalato dalla fotografa Pennie Smith, il leggendario scatto di copertina del disco.

Musica e auto

Tra i memorabilia esposti anche il taccuino su cui il leader Joe Strummer scrisse le prime bozze dei testi di London Calling. La penna di John Graham Mellor – questo era il vero nome del frontman e cantautore - ha dato vita a dei veri e propri capolavori. Una commistione tra punk, rock, reggae, dub, rockabilly, soul e pop, quella animata dai Clash, capace di alzare il volume arrivando a evocare gli scoppi e i rombi dei motori.

“Vado su e giù per la Westway alla luce e all'ombra dei lampioni. Che gran rete stradale…così luminosa, non mi viene in mente un modo migliore per passare la notte che viaggiare a tutta velocità sotto le luci gialle”, urlava gracchiante un giovane Strummer in "London’s Burning", traccia dell'album di debutto dei ragazzi di Londra, in cui troviamo anche un riferimento alla Ford Cortina di Janie Jones, una delle auto più vendute degli anni '70 nel Regno Unito, prodotta dalla filiale inglese della Casa statunitense.

In a Car Jam

Chi non ricorda i “quattro cavalieri”, all'apice del loro successo commerciale: capelli al vento, cresta da mohicano per Strummer - a bordo di una fiammante Cadillac Eldorado nel videoclip di "Should I Stay or Should I Go" del 1982? Una vera e propria hit. Come la celebre "Rock the Casbah", dello stesso anno, ispirata dal divieto sancito in Iran dall'ayatollah Khomeini di ascoltare musica rock, scritta dal batterista Topper Headon e prima canzone trasmessa dalla radio dei militari Usa impegnati nell'operazione Desert Storm in Kuwait del gennaio 1991. Nel  video musicale di quest'ultimo brano, che avrebbe segnato in realtà uno dei momenti di più grande tensione fra i membri del gruppo, c’è una vistosa Cadillac Deville; a bordo uno sceicco e un rabbino.

La Dodge perduta

Un aneddoto automobilistico degno di nota riguarda proprio Joe Strummer: nel 1985 il cantante attraversa una fase di depressione. Si sente responsabile dello scioglimento della band, dopo il litigio con il chitarrista e compositore Mick Jones e l'allontanamento di Topper Headon per i suoi problemi di dipendenza dall'eroina.

Confuso e turbato parte così al volante della sua Dodge, alla ricerca della tomba di uno dei suoi miti, il poeta Federico García Lorca: finisce col vagare in Andalusia, la regione iberica raccontata in "Spanish Bombs". Strano ma vero, all'indomani di una notte alcolica trascorsa con i membri di una garage band conosciuta in quell'occasione, Joe perde la sua berlina.

Costretto a ritornare a Londra per la nascita della secondogenita, non riesce a recuperare la vettura prima di ripartire. Lo farà solo nel 1997, dopo aver lanciato l'appello rivolto ai fan spagnoli, “Aiutatemi a ritrovare la mia Dodge” durante il Festival di Glanstonbury. Cinque anni dopo “lo strimpellatore” voce, volto, simbolo di una generazione avrebbe perso la vita.

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