Ultimo aggiornamento  07 dicembre 2019 14:38

Volvo e la batteria “etica”.

Patrizia Licata ·

Volvo userà la tecnologia blockchain per tracciare l’origine del cobalto usato nelle batterie delle sue auto elettriche. L’annuncio del costruttore svedese (ma con capitali della cinese Geely) va di pari passo con la conversione dell’intera gamma in veicoli ibridi e a batteria.

Ora l’azienda di Goteborg alza l’asticella nella sua strategia per la sostenibilità: vuole controllare da dove arrivi il cobalto usato dai suoi fornitori di accumulatori, la cinese Catl e la sudcoreana Lg Chem. Lo farà tramite una delle tecnologie più avanzate per il tracciamento delle filiere produttive: la blockchain, un sistema digitale e automatizzato che rende molto più difficile omettere o manomettere le informazioni.

Sostenibilità su tutta la filiera

L’auto elettrica rappresenta un vero cambio di paradigma nella mobilità. Non si tratta solo di inquinare meno con veicoli che non hanno emissioni su strada, ma di ripensare le fonti energetiche all’origine, producendo l’elettricità da sorgenti rinnovabili, e di includere nell’equazione il corretto smaltimento delle batterie esauste, che contengono diversi metalli pesanti.

Un vero circolo virtuoso di rispetto dell’ambiente e delle persone che non può prescindere da un controllo sulla provenienza di quei metalli. Dove sono estratti, da quali imprese, in quali condizioni di lavoro? Per verificare l’etica delle sue batterie Volvo si è accordata con Catl e Lg Chem e i loro partner tecnologici Oracle, Circulor, Ibm e Rcs Global, che hanno fornito le soluzioni per la tracciabilità dei prodotti sulla supply chain e la piattaforma tecnologica blockchain.

Come funziona il controllo

La blockchain è paragonabile a un libro mastro in versione hitech. Dalla miniera al costruttore d’auto le materie prime utilizzate nelle batterie viaggiano lungo una catena di distribuzione con numerosi anelli e la blockchain registra ogni passaggio in modo automatizzato mettendo insieme una documentazione digitale. Si crea così un sistema trasparente con regole predeterminate per tutti i partecipanti; solo gli operatori autorizzati possono “scrivere” nel registro. I dati sono cifrati e la verifica sul rispetto delle norme viene svolto in modo indipendente; errori o manomissioni vengono subito rilevati.

È un sistema che  viene sperimentato in diverse industrie (agricoltura, moda, farmaci, gioielli per citarne alcune) per vigilare sulla corretta conservazione e trasporto dei prodotti, preservare l’originalità dei marchi e la proprietà intellettuale e garantire un approvvigionamento etico, come nel caso dei diamanti o, appunto, del cobalto.

Volvo, tutto in regola

Nel caso di Volvo il registro blockchain includerà i dati sull’origine del cobalto, le sue caratteristiche, le informazioni sui distributori e la verifica che i vari operatori lungo la catena siano in regola con i parametri dell’Ocse per le supply chain etiche, che cercano di evitare, per esempio, l’approvvigionamento da miniere le cui vendite finanziano conflitti o attività illecite o gli acquisti da aziende dell’estrazione che non rispettano i diritti umani.

Da inizio 2019 Volvo ha elettrificato l’intera gamma e lo scorso mese di ottobre ha messo in vendita la XC40 Recharge, la sua prima auto full-electric. L’obiettivo al 2025 è di avere un 50% di vendite globali coperto dalle auto elettriche e un altro 50% da quelle ibride, che combinano motore tradizionale e batteria.

Catl e Lg Chem hanno un accordo decennale con Volvo per fornirle accumulatori per tutti i modelli elettrificati, anche quelli del marchio Polestar. La strategia include l’approvvigionamento etico e impone ai partner della componentistica di adeguarsi alle linee guida di Volvo sulla sostenibilità.

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