Ultimo aggiornamento  04 aprile 2020 05:09

Diess: Ducati è per sempre.

Angelo Berchicci ·

Ducati non si tocca. A farlo intendere è il ceo di Volkswagen Herbert Diess, che in un post su Linkedin sgombra il campo da ogni dubbio sul futuro del marchio italiano.

Una leggenda non si possiede

“A volte la gente mi chiede se sia il caso che il gruppo Volkswagen continui a possedere la Ducati Motor Holding. Io rispondo che una leggenda come Ducati non si può mai possedere. Quello che si può fare è ereditarne la storia e il valore, e preservarli per il futuro”. Così Diess scrive sul suo profilo nel social network, esibendo un’ammirazione per il costruttore che sembra andare ben oltre le logiche imposte dalla sua posizione.

A parlare non è solo il Diess amministratore delegato, ma anche l’appassionato di moto, come egli stesso ammette: “Ducati è un mito. Per me - come Ceo del gruppo Volkswagen e come motociclista - è stato un momento unico visitare la culla di questi bolidi a Borgo Panigale”.

Inferno e paradiso

“Poco prima dell’apertura di Eicma, la più importante fiera del settore - continua Diess - Claudio Domenicali, l’amministratore delegato di Ducati, mi ha mostrato la nuova gamma. La mia preferita è la nuova Streetfighter V4, una naked basata sulla Panigale. Design italiano e prestazioni uniche. Entrambe le motociclette sono due forze della natura, 7 secondi per passare da 0 a 200 chilometri orari. E il motore della Desmosedici Stradale…suona come l’inferno e il paradiso allo stesso tempo”.

Difficilmente ci saremmo aspettati che un commento così appassionato potesse provenire da un manager tedesco, per di più Ceo di Volkswagen. In effetti, sembra di sentire un biker della domenica che difende la propria marca preferita al bar con gli amici. Una vicinanza che sicuramente sarà apprezzata dai tanti fan della Casa italiana, e che sembra mettere definitivamente la parola fine alle voci circa una possibile vendita di Ducati, più volte circolate in passato.

Le voci sulla vendita

Il gruppo tedesco ha acquisito Ducati per il tramite di Lamborghini nel 2012, ma già nel 2015 si era parlato di una possibile cessione della Casa italiana per fare cassa e compensare le spese causate dallo scandalo dieselgate, scoppiato negli Stati Uniti (dubbi analoghi sorsero anche sul destino della stessa Lamborghini).

Poi, nell’aprile 2018, dopo l’entrata in carica di Diess, si procedette a una ristrutturazione del portafoglio marchi per ottimizzare costi e risorse. Nella nuova organizzazione i brand vennero divisi in tre macro aree: “Volume”, formata da Volkswagen, Seat, Skoda e veicoli commerciali leggeri; “Premium” con Audi e “Sport/lusso” con Porsche, Lamborghini, Bentley e Bugatti.

Rimanevano fuori i tre marchi non legati al core business del gruppo: Ducati, Renk e Man, per i quali lo stesso Diess ipotizzò uno spin-off, con la creazione di società completamente autonome dal gruppo. Un passo che avrebbe fatto pensare alla volontà di procedere successivamente alla vendita o alla quotazione in borsa del brand, come nel caso di Ferrari nel 2016.

Vendite in aumento

Invece, Volkswagen ha continuato a tenersi stretta Ducati. D’altronde la scelta di sposare il marchio italiano si sta rivelando decisamente fruttuosa per i tedeschi: Ducati ha chiuso il primo trimestre del 2019 con un aumento delle vendite pari al 5%. Le moto vendute nei primi tre mesi del 2019 hanno toccato quota 12.541, contro le 11.949 registrate nello stesso periodo dello scorso anno.

Numeri che confermano un trend positivo cominciato nel 2015, quando il costruttore ha superato per la prima volta la soglia delle 50mila moto vendute in un anno. Non solo, la Panigale l’anno scorso è stata la supersportiva più venduta al mondo, con un quota di mercato di oltre il 26%, un record per un brand italiano in un segmento storicamente dominato dai giapponesi.

Una performance che da sola basterebbe a chiarire le idee in casa Volkswagen sull’opportunità di possedere Ducati. Ma nel suo post il ceo di Volkswagen non ha accennato ad alcun traguardo economico. Per lui Ducati va oltre i numeri, è il rumore “da inferno e paradiso” di una distribuzione desmodromica a 16mila giri. Pollice in su e sfanalata per Diess, compagno biker. 

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