Ultimo aggiornamento  10 luglio 2020 18:40

PSA, chi è Carlos Tavares.

Roberto Sposini ·

Aprile 2016. PSA Peugeot Citroën si dà una nuova identità, un inedito logo e un nuovo nome: Groupe PSA. Peugeot, Citroën e Ds, pur conservando una loro autonomia, distinzione di prodotto e target diversi, si “fondono” con l’obiettivo di fare meglio di quanto fatto fino a questo momento e di non perdere più soldi. A firmare l’operazione è Carlos Tavares, chiamato alla fine del 2013 per riportare la barca sopra la linea di galleggiamento.

I piani industriali

Alla famiglia proprietaria Peugeot viene tolto il controllo del gruppo e affidato soltanto il 14% delle azioni, quota paritaria con il partner cinese Dongfeng e con lo stato francese, che diventa azionista come da sempre lo è nella rivale Renault. Tavares è il top manager prescelto per la missione di salvataggio: vara subito un piano di tagli draconiani dal nome evocativo “Back in the Race” e lancia una nuova strategia che comprende anche la separazione definitiva del marchio DS – premium alla francese – da Citroën.

“Push to Pass” è il piano industriale della rinascita e ha obiettivi ambiziosi: una crescita del fatturato dell’ordine del 10% entro il 2018, del 15 entro il 2021. Con la promessa per ogni anno di “un nuovo veicolo per ogni marca e per ogni regione”.

Il manager

Portoghese, classe ’58, laureato all’École Centrale Paris, padre di tre figli, appassionato di corse e pilota, Tavares è il manager che prima riporta in utile il gruppo PSA in poco tempo e poi, nel 2017, acquista Opel e Vauxhall dalla General Motors. La notizia suscita commenti contrastanti. Ma intanto Groupe PSA diventa il secondo in Europa grazie allo shopping: “Una presenza che servirà da base per una crescita profittevole nel mondo”.

A dare ulteriore sostanza arriva la creazione di una joint-venture finanziaria con Bnp-Paribas, indispensabile per sostenere lo sviluppo dei marchi acquisiti – fin qui in rosso fisso da anni – e il nuovo assetto del gruppo. Per gestire l’integrazione di Opel, Tavares si occupa non solo di finanza e produzione ma incontra i ministri tedeschi dell’economia e del lavoro, ai quali garantisce un “futuro a lungo termine per Opel”. Nel successivo piano industriale denominato “Pace!”, il quartier generale del marchio a Rüsselsheim viene indicato come centro globale di competenze per lo sviluppo di vetture elettriche e a guida autonoma del gruppo.

Collaudatore a Sochaux

Nello scenario automobilistico mondiale, Tavares dimostra di saper muoversi con velocità. Fama di tagliatore di costi e di duro – a Sochaux, dove c’è la pista di prova di PSA, alzano gli occhi al cielo ogni volta che arriva a guidare personalmente ogni nuovo modello – sterza decisamente sulla Cina (saranno gioie e dolori) e più in generale accelera l’internazionalizzazione con intese in Marocco, Iran, Algeria, India, cominciando a occhieggiare gli Stati Uniti. Dove ora prevede di riportare il gruppo entro il 2026.

L’esperienza non gli manca. Prima di approdare in PSA, lavora per Nissan sui mercati americani dopo essere entrato in Renault nel 1981, da dove si fa cacciare da numero due nell’estate del 2013 dopo aver detto a Bloomberg che gli piacerebbe fare il numero uno. Il boss Carlos Ghosn non è d’accordo ed è la sua fortuna, attraversa la Senna e diventa numero uno di PSA. Negli anni scorsi, Tavares esprime pubblicamente le sue perplessità sull’elettrificazione che metterebbe a rischio i conti dell’industria, un po’ come fa Sergio Marchionne. Non per questo diversi analisti già in passato parlano di una possibile fusione tra PSA e Fiat Chrysler, matrimonio che in queste ore torna alla ribalta. Succede invece che Tavares si adegui al livello della migliore concorrenza. A partire dal 2019, ogni nuovo modello dei marchi Peugeot, Citroën, DS, Opel e Vauxhall avrà in listino anche una versione elettrica o ibrida, entro il 2021 saranno lanciati 15 nuovi veicoli elettrificati, di cui 8 ibridi plug-in e 7 a batteria. Uno veloce, Carlos Tavares.

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