Ultimo aggiornamento  12 novembre 2019 17:23

Nelle mani di Tavares.

Alessandro Marchetti Tricamo ·

Questa volta potrebbe essere quella giusta. Il tentativo di fusione tra Fca e Psa ha buone possibilità di concludersi positivamente. La trattativa, a differenza di quella precedente tra Fca e Renault – Nissan, può avvantaggiarsi del fatto che i due gruppi parlano e collaborano (con soddisfazione reciproca) da oltre 40 anni. E soprattutto del fattore umano: Carlos Tavares, portoghese, numero uno di Psa e, nelle ipotesi attuali, a capo anche del futuro gruppo nascente.

Se c’è un manager in grado oggi di portare al consolidamento una realtà destinata a competere con Volkswagen e Toyota è proprio lui. Tavares – l’unico car guy rimasto al vertice di un’industria automobilistica - ha dimostrato di riuscire in tempi rapidi a ricavare da Psa margini operativi di quasi il 9%. Valori da premium. E anche di più. E’ merito suo se in poco più di un anno, Opel sotto la gestione francese ha potuto mostrare conti in positivo, operazione mai riuscita sotto il controllo degli americani di General Motors. I 4,8 milioni di unità portate in dote da Fca potrebbero rendere lo scenario ancora più positivo, spingendo economie di scala e profitti ben oltre quanto sperato finora.

Tavares è l’uomo giusto per ottenere ancora di più dal marchio Jeep e soprattutto il manager ideale per il rilancio di Alfa Romeo, marchio che potrebbe, più degli altri di Fca, avere le maggiori potenzialità di crescita grazie alle piattaforme dei francesi.

Non sempre però quello che è buono per le aziende, lo è per i paesi coinvolti nell’operazione. Tavares è uomo duro e abituato a tagliare costi di produzione e posti di lavoro. Governo e sindacati italiani dovranno – sempre che la fusione si concretizzi – vigilare attentamente sull’occupazione degli stabilimenti nel nostro Paese. In Germania con Opel al portoghese è andata fin troppo bene ma in Francia si aspettano che mantenga le rassicurazioni - un milione di veicoli l’anno dagli impianti locali – promesse nei mesi scorsi. La Confédération Générale du Travail, il sindacato francese, ha già chiesto rassicurazioni. Facile pensare che sia la sovracapacità produttiva italiana ad essere interessata più di altri da tagli e risparmi. Probabile che il tema diventi terreno di tensione politica tra i due stati.

Tavares è anche il manager che ha semplificato e razionalizzato la gamma dei suoi marchi, aspetto che probabilmente porterà alla chiusura definitiva del marchio Lancia. Ed è soprattutto l’unico oggi ad aver le possibilità di far digerire al presidente Trump e agli americani il controllo parziale dello Stato francese su marchi come Jeep e Chrysler. L’unico, in sintesi, in grado di ripetere quanto fece Marchionne con Obama.

L’unico ostacolo sulla strada di Tavares e della fusione potrebbe arrivare dal governo francese che detiene il 12,2% di Psa (con il 9,75% di diritti di voto). In questo caso però, rispetto a Renault, la storia è differente: Renault è nata pubblica ed è stata privatizzata, in Psa lo Stato francese è entrato solo nel 2008 per salvare il gruppo insieme ai cinesi di Dongfeng. E che forse non vede l'ora di dare il via libera al manager portoghese.

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Direttore de l'Automobile

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