Ultimo aggiornamento  26 gennaio 2020 13:50

Auto, i costruttori si schierano con Trump.

Paolo Borgognone ·

La "guerra" sulla regolamentazione dei consumi per le automobili tra l'amministrazione Trump e i 22 stati che vogliono imporre regole più stringenti in tema di inquinamento - guidati dalla California - si arricchisce di un nuovo capitolo. General Motors, Toyota, Hyundai e Fca hanno depositato un ricorso presso la corte d'appello del District of Columbia (quindi di Washington) chiedendo sostanzialmente che venga impedito alla California e alle altre amministrazioni locali di stabilire propri standard.

Nella causa portata avanti dai quattro gruppi automobilistici - e sostenuta anche dalla National Automobile Dealers Association, l'associazione dei venditori sul territorio americano - si sostiene la necessità di "fare chiarezza" e che nessuno dovrebbe opporsi alle decisioni federali. Il timore è quello di un "doppio mercato" interno, con le Case costrette a barcamenarsi tra regolamentazioni diverse da uno stato all'altro.

Consumi sotto accusa

La contesa nasce dalla intenzione - richiesta da una buona parte del settore automotive già nel 2016 subito dopo l'elezione di Trump - di cambiare le regole in materia di consumi medi imposte dal precedente inquilino della Casa Bianca, Barack Obama, in cambio del sostegno economico governativo al settore durante la crisi di alcuni anni fa.

Le disposizioni varate nel 2012 - e considerate necessarie dalla California e dagli altri stati che ne chiedono l'applicazione - richiedevano una media di efficienza complessiva per le flotte di ogni Casa di 46,7 miglia per gallone entro il 2025, con aumenti medi annui di quasi il 5%. L'attuale amministrazione ha invece proposto attraverso l'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Epa) e la National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa) che l'efficienza si attesti sulle 37 miglia per gallone nel 2026.

Automotive spaccato

La scelta di General Motors, Toyota, Hyundai e Fca (a cui si associano anche Mazda, Nissan, Kia e Subaru) acuisce la spaccatura all'interno del settore automotive. Altre Case infatti, come Ford, Honda, Bmw e Volkswagen, hanno raggiunto già lo scorso luglio un accordo volontario con la California riguardo le norme sulle emissioni.

John Bozzella, presidente e amministratore delegato di Global Automakers, gruppo commerciale che rappresenta le principali aziende straniere sul suolo americano, ha affermato al contrario che le società non hanno altra scelta che sostenere l'amministrazione di Washington. "Negli ultimi 40 anni  ha detto - è stato il governo federale ad avere la responsabilità di regolamentare gli standard di risparmio di carburante". Secondo Bozzella, comunque, "si può ancora raggiungere un compromesso". Il manager ha confermato anche che "Trump non ha chiesto alle case automobilistiche di intervenire".

Problema politico

La notizia del ricorso del gruppo di costruttori ha suscitato reazioni soprattutto tra i democratici, impegnati nella campagna per le primarie in vista delle elezioni presidenziali del 2020. Il senatore Tom Carper, presidente della commissione Ambiente e Lavori Pubblici del Senato, ha avuto parole dure per le case automobilistiche. "Invece di scegliere il percorso responsabile di altri loro colleghi e dallo stato della California - lo stesso che ci porterà verso veicoli a combustibile alternativo e pulito del futuro - queste aziende hanno scelto di perdersi su una strada senza uscita", ha detto l'esponente politico della West Virginia.

Un portavoce del procuratore generale della California Xavier Becerra ha detto che l'azione "non cambia la determinazione a combattere per proteggere i nostri standard. Il tribunale ha già confermato che abbiamo l'autorità di stabilire le regole e siamo fiduciosi che lo faranno ancora".

Alla fine della scorsa settimana, invece, sette stati -  tra cui Alabama, Texas, Utah e West Virginia - hanno dichiarato il proprio sostegno al regolamenrto voluto da Trump, spiegandolo con la preoccupazione che, altrimenti, "i residenti avrebbero dovuto affrontare costi molto maggiori".

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