Ultimo aggiornamento  14 maggio 2021 08:33

Ken Loach e la nuova classe operaia a quattro ruote.

Linda Capecci ·

“Negli ultimi anni il precariato ha assunto un nuovo volto, quello dell’auto-sfruttamento. Per guadagnarti da vivere devi accettare tipi di lavoro che ti negano qualsiasi garanzia — malattie, ferie, riposi — e sottoporti a una continua incertezza”, così Ken Loach ha presentato il suo nuovo film “Sorry we missed you” in uscita nelle sale italiane il 13 novembre.

Il regista britannico, vincitore di due Palme d’Oro - l’ultima per “Io, Daniel Blake” del 2016 - sceglie Newcastle - città dell'Inghilterra nord-orientale - come corpo urbano attraverso cui raccontare le conseguenze disastrose di un’economia globalizzata e una nuova working class, quella dei drivers, spesso assoggettati a politiche aziendali de-umanizzanti.

Un furgone per sopravvivere

Il film si apre con un lungo colloquio in un ufficio per corrieri. Ricky, il protagonista – interpretato da Kris Hitchen - ha una moglie, due figli e ha perso il lavoro, dopo la crisi del 2008. Indebitato, in gravi difficoltà economiche, decide insieme alla compagna di mettere in vendita l’auto di famiglia, con cui lei si reca ogni giorno al lavoro, per poter comprare a rate un furgone e accettare un impiego come autista-fattorino presso una società che si occupa di consegne a domicilio per delle multinazionali.

Il manager della società gli promette massima libertà e autonomia: "Basta rispettare tempi e ordini”. Il tutto si traduce però in condizioni contrattuali vergognose: orario di lavoro dalle 7 alle 21 e una bottiglia di plastica per “andare in bagno” senza dover fare pause, dato che il suo scanner lo sottopone a un monitoraggio costante. Una nuova forma di schiavitù.

Condizioni inumane

Ken Loach non manca di raccontare la concorrenza spietata tra i vari autisti: il ritratto di un modello volto all'individualismo, frutto dell’economia post-fordista. Rick è un lavoratore moderno: dipendente ma indipendente, privo di effettive tutele, portato alla disperazione dalle proprie condizioni contrattuali, logorato fisicamente e mentalmente dalla fatica.

Testimonianze reali

Le parole di Frank Field, parlamentare ed esperto in questioni di povertà e benessere, avvalorano il punto di vista del regista inglese: “il ricercatore Andrew Forsey e io abbiamo scritto cinque reports negli ultimi tre anni - su Hermes, Uber, DPD, Deliveroo - che rispecchiano alla perfezione il quadro delineato dal film. Nessuno può dire che Loach se lo sia inventato. Abbiamo raccolto storie di lavoratori costretti a portarsi dietro bottiglie dove urinare per non prendere pause. Una coppia di genitori minacciati di perdere il posto quando erano seduti al capezzale del loro bambino morente. Una donna era sdraiata sul tavolo operatorio e il marito al telefono con i capi di lei che gli intimavano di trovarle una sostituta”.

La famiglia come rifugio

L'impegno di Loach - riconosciuto a livello mondiale come uno dei cineasti più attenti ai temi sociali - si conferma nell'invito alla partecipazione politica, alla protesta, allo sciopero. In questa sua ultima pellicola il regista inglese mostra anche di essere un sempre più attento narratore dell'importanza della famiglia rispetto alle grandi trasformazioni della società, a partire proprio dal mondo del lavoro.

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