Ultimo aggiornamento  05 agosto 2020 21:28

Mahle chiude due fabbriche in Italia.

Linda Capecci ·

Mahle, multinazionale tedesca specializzata in componenti per motori di auto, ha annunciato durante un incontro con i sindacati l'intenzione di chiudere i due stabilimenti piemontesi di La Loggia (Torino) e Saluzzo (Cuneo) - destinati alla produzione di pistoni per i propulsori diesel - per trasferire le attività in Polonia. 450 posti di lavoro sono a rischio.

In declino

La società ha spiegato che la decisione si è resa necessaria a causa della sempre più difficile situazione di mercato a livello globale, che ha visto un progressivo declino negli ordinativi, una contrazione nelle vendite che dura quasi da un decennio.

“Ci si attende purtroppo che questa situazione deteriori ulteriormente a causa della mutata direzione strategica delle Case automobilistiche europee, ora più interessate allo sviluppo di motori con alimentazioni alternative, come l'elettrico”, ha dichiarato l'zienda che ha sede a Stoccarda.

La crisi del diesel

Fin dall'inizio di quest'anno le prospettive della compagnia non erano rosee, con la crisi generale del settore auto e in particolare dei motori a gasolio. Basti pensare che tra il 2017 e il 2018 in Europa le vendite dei diesel sono scese dal 44% al 35,9% del totale, secondo i dati Acea (European Automobile Manufacturers Association).

Gli stabilimenti piemontesi infatti non hanno più rifornito Fca - uno dei clienti principali - e i vertici di Mahle hanno fatto ricorso alla cassa integrazione. Nella regione la produzione nel settore automotive è calata dell’80% in 10 anni. La crisi non si arresta, e dopo Embraco, Oilsistem e Lear ha coinvolto anche Mahle.

Reazione dei sindacati

Il 23 ottobre lavoratori e lavoratrici degli stabilimenti di Saluzzo sono scesi in sciopero con un presidio davanti alla sede dell’Unione industriale di Torino.

“Va impedito alle multinazionali di considerare il territorio italiano come un limone da spremere, intervenga subito il ministro Patuanelli - ha dichiarato Roberto Di Maulo, segretario generale Fismic (Sindacato autonomo metalmeccanici e industrie collegate) – non giustifichiamo in alcun modo un’operazione  di chiusura dei siti produttivi italiani che toglie qualunque prospettiva a oltre 450 lavoratori e alle loro famiglie. Chiederemo al più presto un incontro al ministero dello Sviluppo Economico”.

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