Ultimo aggiornamento  05 dicembre 2019 15:24

Quanto vale l'auto storica.

Angelo Berchicci ·

Il crescente successo dell’Auto e Moto d’Epoca di Padova è la radiografia di un settore che non conosce crisi. Da quando è nata, nel 1983, la Fiera dedicata alle storiche ha visto aumentare costantemente il numero di visitatori e partecipanti e si è presto affermata come uno dei più importanti eventi heritage a livello europeo.

La 36esima edizione (in programma dal 24 al 27 ottobre), con 11 padiglioni e 90mila metri quadri occupati dalle oltre 5mila auto esposte, punta a battere i numeri dell’anno scorso e a superare i 120mila visitatori. Le premesse ci sono tutte, con 7 Case che partecipano con i rispettivi reparti d'epoca e la presenza dei principali club, musei e registri storici italiani.

Un settore in crescita

Auto e Moto d’Epoca non è solo un’occasione per ammirare meraviglie senza tempo. Quella di Padova è soprattutto una mostra scambio, dove è possibile vendere e acquistare auto, ricambi e accessori. Ed è principalmente la voce “affari conclusi” a sottolineare l’ottimo stato di salute del settore.

L’anno scorso la maggior parte delle vetture in vendita sopra i 200mila euro ha trovato un acquirente, e sono aumentate esponenzialmente le commercializzazioni di quelle di fascia media, tra i 20mila e i 100mila euro. La sola casa d’aste Bonhams ha totalizzato oltre 2 milioni di euro, una cifra che sembra poter essere replicata anche quest’anno dagli specialisti di Finarte.

Grande giro di affari

Secondo l’Istituto Piepoli, l’indotto annuo generato nel nostro Paese dai veicoli storici è pari a 2,2 miliardi di euro. Per un quarto proviene dagli oltre 800 eventi, tra mostre, raduni, fiere e concorsi che si tengono ogni anno in Italia, mentre la maggior parte (circa il 62%) deriva dalle compravendite e dalle spese per restauri e manutenzione delle vetture.

A guidare il settore sono regioni di grande tradizione motoristica come Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, oltre ad aree particolarmente popolate come Lazio e Veneto o ad alta densità turistica come Liguria, Toscana e Puglia. Le prime cinque regioni (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Puglia) da sole generano ogni anno circa un miliardo di euro. E se si allarga il campo fino ad includere anche il turismo alimentato dagli appassionati che da tutto il mondo vengono in visita nei mille musei italiani, il giro d'affari potrebbe raddoppiare.

L’exploit delle auto storiche presenta anche un aspetto controverso: spinte dal grande aumento della domanda e dagli acquisti a cifre stellari di vetture senza tempo, anche le quotazioni degli esemplari meno pregiati stanno lievitando, a danno degli appassionati di lunga data, che denunciano come nel giro di pochi anni i prezzi medi delle classiche siano più che raddoppiati.

Un patrimonio unico

Per alcuni si tratterebbe di un fenomeno destinato a sgonfiarsi, una bolla speculativa o semplice moda, per altri la corsa al veicolo storico rappresenta una risposta alle auto moderne, che faticano a offrire lo stesso connubio di carattere, odori, rumori, insomma emozioni.

Quello che è certo è che nel settore l’Italia ha un patrimonio storico e culturale unico. Basta pronunciare nomi come Ferrari, Maserati, Lancia, Fiat, Alfa Romeo, Zagato, Pininfarina, Bertone per far sobbalzare ogni appassionato. E non è un caso che delle 8 auto classiche più costose di sempre, ben 7 presentino un cavallino rampante sul cofano.

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