Ultimo aggiornamento  19 novembre 2019 21:22

Microplastiche: pneumatici sotto accusa.

Patrizia Licata ·

Gli pneumatici sono la fonte principale di inquinamento da microplastiche. Almeno in California. Lo ha concluso uno studio del San Francisco Estuary Institute e dall’ente no-profit 5 Gyres Institute che ha analizzato 400 campioni di microplastiche raccolte nella Bay Area di San Francisco, la quinta maggiore area metropolitana degli Stati Uniti con 7 milioni di abitanti.

Secondo i ricercatori californiani, gli pneumatici di automobili e camion generano in un anno 300 volte più microplastiche rispetto alle altre due fonti primarie: il lavaggio dei capi di abbigliamento in poliestere o i prodotti cosmetici. Lo studio americano conferma i dati delle ricerche condotte in Unione europea.

Pesce alla plastica

Le microplastiche sono particelle piccolissime (al di sotto dei 5 millimetri) di varie tipologie e origine e con diverse proprietà fisico-chimiche da cui deriva un maggiore o minore grado di tossicità. Secondo le analisi effettuate nella Bay Area, l’acqua piovana trascina in un anno oltre 7mila miliardi di minuscoli pezzi di plastica verso il mare; le particelle derivate dall’abrasione degli pneumatici ne sono la componente più rilevante.

Una volta nell’oceano le microplastiche entrano nella catena alimentare: nel 2015 uno studio della University of California Davis ha concluso che un quarto dei pesci e un terzo dei crostacei venduti nei mercati locali della Half Moon Bay contengono residui di plastica.

Nello smog e nell’acqua

Il ruolo degli pneumatici come fonte primaria di inquinamento da microplastiche è emerso anche in una ricerca della University of Pennsylvania presentata a novembre 2018 e condotta in Germania con la partecipazione dell’Università di Friburgo e del BASt, il Federal Highway Research Institute tedesco. Gli studiosi hanno analizzato le particelle di microplastiche sospese nell’atmosfera in prossimità di alcune autostrade ed è risultato che l’89% ha origine dalle gomme dei veicoli e dalle pastiglie dei freni.

Il vento e l’acqua della pioggia trasportano queste particelle verso le reti fognarie, i fiumi e i mari. Ne risulta inquinata anche l’acqua che beviamo: Orb media ha analizzato nel 2017 campioni di acqua potabile in tutto il mondo e scoperto che su scala globale l’83% contiene microplastiche. L’Europa è sotto la media (72%), gli Stati Uniti sopra (94% dei campioni risultati contaminati).

La strategia europea

Nel Vecchio continente uno studio condotto l’anno scorso da Eunomia per la Commissione europea ha indicato che gli pneumatici sono la fonte primaria di inquinamento da microplastiche sia nei mari che nel suolo: sono responsabili di 500mila tonnellate in un anno. Seguono le vernici usate per la segnaletica stradale (circa 100mila tonnellate). Molto meno rilevante il ruolo del lavaggio delle fibre sintetiche.

A settembre 2018 il Parlamento europeo ha approvato una strategia contro le plastiche e a gennaio la Commissione ha proposto una serie di restrizioni che mirano a ridurre le emissioni di microplastiche di 400mila tonnellate in 20 anni.

Gli pneumatici delle automobili e dei camion sono tra i prodotti che si dovranno adeguare. Lo studio di Eunomia sottolinea che gli pneumatici di qualità più alta si degradano di meno con l’abrasione (e quindi rilasciano meno microplastiche): una prima soluzione è dunque creare degli standard sempre più elevati, anche con la ricerca sui nuovi materiali.

Meno auto più giardini

La California, la quinta più grande economia mondiale, è pronta a proporre delle soluzioni. Il primo ambito su cui lavora l’amministrazione statale è la riduzione del numero di automobili in circolazione tramite un potenziamento del trasporto pubblico. Ci sono poi i sistemi di filtraggio delle acque piovane come "rain gardens" e altre infrastrutture ecosostenibili che possono intrappolare le microparticelle inquinanti prima che raggiungano l’oceano. Questi “giardini della pioggia”, che controllano i flussi di acqua piovana provenienti dalle strade e dai tetti degli edifici, funzionano sia da contenimento contro gli allagamenti sia da filtro per i metalli e altre sostanze tossiche e intanto inseriscono nuove aree verdi in città. Modelli già sperimentati, dice il San Francisco Estuary Institute, hanno dimostrato di poter catturare più del 90% delle microplastiche.

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