Ultimo aggiornamento  14 novembre 2019 14:40

"Easy Rider", 50 anni di libertà.

Linda Capecci ·

Il 9 ottobre 1969 arrivava nelle sale italiane il film "Easy Rider". In sella a massicce Harley-Davidson, sotto l’effetto di erba, coca o acidi il cowboy hippie Billy, interpretato dal regista del film Dennis Hopper e il ribelle Wyatt - il recentemente scomparso Peter Fonda - nei panni a stelle e strisce di un provocatorio Captain America diventano emblema della controcultura giovanile statunitense e non solo, un manifesto di quegli anni. Lo rimarranno per sempre.

"Get your motor runnin"

“Get your motor runnin' , head out on the highway… looking for adventure and whatever comes our way” è sulle note di “Born to Be Wild” degli Steppenwolf che si apre il road movie per eccellenza, che racconta il viaggio dei due anticonvenzionali amici in sella alle loro panhead.

Sia il chopper di Captain America, condotto da Peter Fonda, che il bobber Billy Bike - Dennis Hopper - sono spinti da questo motore: il propulsore più diffuso tra i chopper che solcavano le strade americane durante gli anni settanta. Moto costruite a partire dal modello Hydra Glide, eliminando tutto ciò che era ritenuto superfluo e modificando poi il telaio.

Libertà su due ruote

L'enorme successo internazionale riscosso dalla pellicola di Hopper - migliore opera prima al Festival di Cannes di quell'anno - contribuì a rendere famoso il panhead e più in generale il concetto di chopper, che attraverso questo road movie si è fatto veicolo di indipendenza e libertà.

Easy Rider è il racconto di una generazione - quella del ’68 - disincantata, mutilata, spedita a combattere in Vietnam, che ha tentato di sfuggire alle convenzioni borghesi e alle imposizioni del conservatorismo americano, trovando evasione nella musica e, in molti casi, nelle droghe. E' il manifesto culturale e politico di un’epoca: “Non è mai stato un film sulle moto per me – aveva dichiarato Dennis Hopper, che lo ha diretto e interpretato - riguardava quello che stava succedendo nel Paese”.

Un manifesto

Billy e Wyatt attraversano gli States diretti al carnevale di New Orleans dopo aver trasportato un carico di cocaina dal Messico. Lungo il loro tragitto da Ovest a Est incontrano molti personaggi, tra cui un hippy e la sua comune, diverse ragazze, e George, un giovane avvocato alcolizzato -  interpretato da Jack Nicholson – che perderà la vita in seguito a una brutale aggressione notturna, massacrato a colpi di mazza: emblema delle ferite inflitte alle speranze di un futuro migliore dall'ottusità e dall'egoismo delle istituzioni.

L’epilogo del film veicola il messaggio in modo ancor più palese: Billy e Wyatt, liberi e privi di vincoli, al di fuori di ogni norma sociale e giuridica, in sella alle loro moto vengono affiancati da un pick up, derisi e poi freddati uno alla volta a colpi di  fucile. La moto di Capitan America prende fuoco accanto al corpo senza vita di Wyatt.

Quello che alla sua uscita era stato definito un film alla moda che parlava ai giovani, reduci dall'estate dell'amore e dall'ubriacatura della stagione hippy, traccia in realtà un drammatico ritratto di un’epoca attraverso la contrapposizione tra "i figli dei fiori" e i redneck, "i bifolchi": una fotografia dell'America che ancora oggi non ha perso un briciolo della sua potenza e attualità.

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