Ultimo aggiornamento  14 dicembre 2019 11:19

Quanto è mobile il designer.

Edoardo Nastri ·

Come tutti i lavori creativi, anche quello del designer di automobili è soggetto spesso a cambiamenti per trovare nuovi stimoli e idee. Raramente come in questo periodo però abbiamo assistito a una simile quantità di traslochi: in soli quattro mesi ben cinque responsabili del design di marchi importanti hanno cambiato Casa. Qualcuno alla dichiarata ricerca di nuovi stimoli, qualcun altro per “motivi personali” che possono comprendere sia scelte private che allontanamenti indesiderati.

Ma quanto pesano su queste decisioni i nuovi modelli di business e di produzione di un’industria in profonda trasformazione che rischiano di limitare la possibilità di creare? Tra i casi più eclatanti c’è quello di Ian Callum - colui che ha deciso lo stile delle Jaguar degli ultimi vent’ anni - che ha fondato una società di stile e ingegneria indipendente che porta il suo nome: “E’ tempo di nuove avventure”, ha scritto lo stilista scozzese dando l’annuncio sul suo profilo Instagram. I soci di Callum sono tutti collegati al mondo dell’auto, insomma si è messo in proprio.

I marchi coreani sembrano avere una particolare capacità attrattiva, se Karim Habib - un libanese poliglotta, ex Bmw, ha lasciato il marchio Infiniti del gruppo Nissan per andare a dirigere il centro stile di Kia a Namyang, in Corea. Una scelta simile e più sorprendente l’ha fatto Filippo Perini, che dall’Italdesign del gruppo Volkswagen a Moncalieri se ne è andato al marchio di lusso Genesis del gruppo Hyundai, ufficialmente “in cerca di nuovi stimoli”.

Budget ristretti e piattaforme standard

Ha stupito la mossa di Jozef Kaban, che ha deciso di lasciare la direzione del design di Rolls-Royce per “perseguire altri interessi” dopo solo sette mesi di lavoro. C’è un problema alla Rolls? In un anno e mezzo è il terzo stilista a scendere dalla nobile auto inglese. Sorprende anche la scelta di Carlo Bonzanigo: un inizio in Pininfarina, un lungo percorso creativo in Citroën, un ritorno da capo del design in Pininfarina e ora via, formalmente “per motivi personali”.

Difficile sapere veramente che cosa porti molti stilisti in questa fase a cambiare Casa. Certamente fare i conti con budget sempre più ridotti e piattaforme sempre più standardizzate non aiuta a sviluppare la creatività. Ma a sentirli, non per tutti sarebbe la verità: altri sostengono che sia il momento migliore per fare il designer, in piena epoca della rivoluzione totale della mobilità grazie all’elettrificazione oggi e alla guida autonoma domani.

Gli aziendalisti

C’è poi chi va controcorrente. Tra i più longevi nella stessa società c'è Laurens van den Acker, responsabile del design di Renault dal 2009 e anzi appena premiato con una poltrona nel comitato esecutivo del gruppo: “Le nuove sfide per ottenere materiali sostenibili e il cambiamento della concezione del volume di un veicolo nell'era dell'elettrico e dell'autonomo sono elementi cruciali per il futuro”, dice, quasi a rassicurare gli altri e se stesso che da lì non si muoverà, nonostante sia già passato un decennio in cui ha rivoluzionato lo stile del marchio.

Sarà l’aria di Parigi, ma anche Gilles Vidal, capo del design di Peugeot dal 2010, non sembra essere intenzionato a cambiare. Lo stilista francese ha sempre lavorato nel gruppo Psa, occupandosi di Citroën prima del suo attuale ruolo. Il designer ha completamente trasformato lo stile del costruttore, anche lui rivoluzionando il marchio e “inventando” una storia di successo per i suv senza che il brand ne avesse una tradizione. Avanti il prossimo?

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