Ultimo aggiornamento  14 novembre 2019 16:04

Volvo, l'ora del mild hybrid.

Francesco Paternò ·

BOLOGNA – Volvo è stato tra i primi costruttori a spingere l’acceleratore sull’elettrificazione, nonostante la maggior parte delle sue vendite fossero (e sono) a gasolio, trattandosi soprattutto di suv e grandi wagon. Dalla fine del 2019 con l’uscita di produzione della V40, non sostituita, l’intera gamma dispone adesso di una versione a batteria a fianco dei modelli con motori termici, con l'obiettivo globale di avere entro il 2025 un milione di auto elettrificate su strada.

Sistema a 48 Volt

Insieme alle ibride plug-in (la prima degli svedesi è stata una V60 nel 2012 ed era un diesel accoppiato a una unità elettrica) ci sono i suv XC60 e 90 dotati di un sistema mild hybrid con batteria a 48 Volt, dove un generatore aiuta il motore a benzina nelle fasi di partenza, di sorpasso e lì dove viene richiesta più coppia. Un “aiutino” da 14 cavalli – poco percettibile nella guida quotidiana ma utile a ridurre comunque consumi ed emissioni -  che si aggiunge alle potenze del termico dai 211 ai 235 cavalli. Nasce anche la nuova denominazione B per i modelli mild hybrid, a fianco della T per quelli plug-in e la P (che sta per “Pure”) per le elettriche 100% che verranno a partire dall’inizio del 2020, con la prima XC40 a zero emissioni.

Sicurezza e sostenibilità

“Sicurezza e sostenibilità ambientale devono essere un tutt’uno”, dice Michele Crisci, presidente di Volvo Italia presentando le nuove versioni e ricordando anche l’obiettivo Vision 2020 del marchio che prevede zero incidenti per le Volvo di domani grazie a sistemi di guida autonoma e intelligenza artificiale. Obiettivo sicuramente più lontano della data indicata, ma che trae forza dalla storia del marchio che da sempre ha fatto della sicurezza un segno distintivo.

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