Ultimo aggiornamento  05 dicembre 2019 15:35

Tre Polo per il biometano.

Marina Fanara ·

Una sperimentazione lunga 24 mesi per valutare le prestazioni di tre Volkswagen Polo alimentate a biometano, su una percorrenza media di 15mila chilometri l'anno.

Regione Emilia Romagna (attraverso Art-Er, partecipata per la crescita e l'innovazione), il fornitore di energia Iren e il costruttore tedesco hanno siglato un accordo su questo e inaugurato a Reggio Emilia il primo distributore di biometano per autovetture ricavato dal trattamento del fango di depurazione.

Un laboratorio su strada

"Si tratta di un passo importante", sottolinea Palma Costi, assessore regionale alle Attività produttive, "l'iniziativa è perfettamente in linea con i nostri obiettivi di sostenibilità produttiva ed economia circolare".

"Ma il valore aggiunto di questo accordo è nella stessa sperimentazione", spiega l'assessore, "l'impatto e l'efficacia del biometano come carburante alternativo e non inquinante verrà valutato con estrema attenzione grazie a un sistema di controllo rigoroso e puntuale".

Sarà l'Enea (Ente nazionale energia e ambiente) a monitorare il comportamento delle vetture su strada con tre valutazioni a inizio, metà e fine test.

Dal fango al serbatoio

Il centro di produzione è il depuratore di Roncocesi (Reggio Emilia) deputato al trattamento del fango di depurazione. Questo processo genera biogas che a sua volta viene trasformato in biometano.

I vantaggi? "Si tratta di una fonte di alimentazione ecologica", spiegano i tre partner, "che, una volta immessa in rete, può contribuire alla sostituzione delle fonti energetiche fossili con quelle rinnovabili, in linea con gli obiettivi comunitari al 2020, ed essere utilizzato per il settore dei trasporti per raggiungere la quota del 10% da biocarburanti". 

Emissioni ridotte al minimo

In più produce un risparmio logistico, visto che in Italia la rete dei distributori di gas naturale (o metano) è ampiamente diffusa e capillare sul territorio, e ha la capacità di integrarsi con altre fonti energetiche rinnovabili non programmabili e intermittenti, come il fotovoltaico.

Secondo le stime elaborate dalla società di consulenza ambientale Althesis, il potenziamento della produzione di biometano, da qui al 2050, potrebbe ridurre di 197 milioni di tonnellate le emissioni di CO2. Inoltre, il Cib, Consorzio Italiano Biogas, ha calcolato che un'auto a biometano, oltre a emettere una quantità di emissioni paragonabili a una vettura elettrica da energia eolica, produce il 90% in meno di polveri sottili e il 70% in meno di ossido di azoto rispetto a un veicolo a benzina o diesel.

In linea con Helsinki

“I messaggi lanciati al consiglio dei ministri europei a Helsinki dalla Ministra Bellanova sulla difesa del suolo e sulla convergenza tra sostenibilità ambientale e produzione alimentare sono assolutamente condivisibili”, ha dichiarato Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas. “È il momento giusto per imprimere un’accelerazione al processo di trasformazione dell’agricoltura europea verso modelli sostenibili e agroecologici. In Italia siamo all’avanguardia, grazie anche alle sperimentazioni svolte nell’ultimo decennio dai nostri imprenditori agricoli che, supportati dalla ricerca e dall’industria, hanno proposto al mondo un modello di coltivazione, il “biogasfattobene”, che integra le doppie colture con la produzione di biogas e biometano e il reintegro del carbonio sottoforma digestato nel suolo".

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