Ultimo aggiornamento  14 novembre 2019 15:04

Il flop delle anti Tesla.

Edoardo Nastri ·

Tempi duri per Nio. La start up cinese di auto elettriche - considerata tra le più promettenti della Repubblica popolare - è pronta a presentare i conti in rosso del secondo trimestre. Secondo le stime degli analisti il costruttore ha subito perdite per quasi 335 milioni di euro (circa 1,8 milioni al giorno), che si sommano ai quasi 5 miliardi dalla fondazione della società nel 2014.

Il valore di mercato del costruttore cinese è diminuito del 74% rispetto allo scorso anno quando veniva stimato intorno ai 10 miliardi di euro. Numeri che impressionano se messi a confronto con quelli di Tesla, che pure di perdite se ne intende: la società americana di auto elettriche ha impiegato 15 anni per accumulare il rosso che Nio ha subito in quattro, senza contare che le vendite della Model 3, la meno costosa delle Tesla, stanno andando bene anche in Europa.

Nessun impianto a Shanghai

Per fermare l'emorragia Nio sta pianificando la riduzione dei posti di lavoro del 14% per arrivare a circa 7.500 persone entro la fine di questo mese. Inoltre il costruttore è stato costretto a richiamare quasi 5mila veicoli - dopo che alcuni hanno inspiegabilmente prrso fuoco - e le consegne sono in diminuzione. Contrariamente a quanto annunciato in precedenza la società non realizzerà più il nuovo impianto di produzione a Shanghai.

Alcuni analisti di Bloomberg credono che il trend delle start up di vetture elettriche in Cina sia una bolla pronta a scoppiare: “Gli investitori stanno diminuendo, anche quelli a cui piace rischiare. Quest’anno e il prossimo ci saranno molti cambiamenti nel settore”, ha detto Siyi Mi. Nella Repubblica popolare, così come in tutto il mondo, il mercato dell’auto è in calo e la flessione colpisce anche i veicoli a batteria le cui immatricolazioni sono diminuite sia a luglio che ad agosto anche a causa della riduzione dei sussidi governativi.

Anche la start up FDG Electric Vehicles ha subito perdite per più del 40%, costringendo Li Ka-shing, multi miliardario di Hong Kong e proprietario del 2% delle azioni a presentare istanza di fallimento. In due anni la società ha registrato un rosso di quasi 500 milioni di euro. 

Start up a rischio

Dal 2011 le giovani società cinesi di auto a batterie hanno raccolto investimenti per più di 18 miliardi di euro e oggi hanno una capacità produttiva che sfiora i 4 milioni di auto all’anno. Ma non è detto che i “piccoli” riusciranno a superare il 2020 perché con il mercato in contrazione la porzione si riduce: “Riusciranno a superare la crisi solo i costruttori più competitivi, mentre i più deboli spariranno”, ha dichiarato Cui Dongshu, segretario generale della China Passenger Car Association.  

Tra i produttori più strutturati ci sono Byd, Byton, di proprietà dello stato e del colosso delle batterie Catl o WM Motor, sostenuta da Baidu, motore di ricerca cinese. A rischio molte altre come Singulato, Fisker, Nevs, Youxia. Aumenta intanto per queste aziende la concorrenza direttamente in casa: Tesla ad esempio ha quasi ultimato il suo primo impianto produttivo fuori dagli Stati Uniti, e, guarda caso, è proprio a Shanghai. 

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