Ultimo aggiornamento  19 ottobre 2019 12:26

Emergenza climatica, milioni in piazza.

Patrizia Licata ·

"Fridays for Future": milioni di persone sono scese in piazza nel mondo, con l'attivista svedese Greta Thunberg a guidare la manifestazione di New York. Si chiede ai governi e  all'Onu - lunedì 23 settembre inizia un vertice sul clima nel palazzo di vetro newyorchese - di prendere rapidamente decisioni forti per contrastare l'emergenza climatica.

Secondo il recente sondaggio Eurobarometro Climate Change condotto dalla Commissione di Bruxelles tramite l’istituto di ricerca Kantar su un campione di oltre 27.600 cittadini dei 28 membri dell’Unione europea, il cambiamento climatico preoccupa gli europei ma in maniera diversa: se per gli svedesi, connazionali della giovane Greta, è l’emergenza mondiale numero uno (50% degli interpellati), per gli italiani no. Da noi il primo problema è la crisi economica.

Gli spagnoli considerano più grave la povertà e la fame nel mondo. In cima alla classifica europea per sensibilità sul clima, dopo la Svezia ci sono Danimarca (47%), Finlandia e Malta (33%), Germania (30%). Questi paesi si staccano nettamente dalla media europea: nell’Unione a 28 è solo il 23% del campione a citare il cambiamento climatico come il problema più grave. 

La sensibilità ambientale degli europei è comunque in aumento: in media, il 93% concorda nel definire il cambiamento climatico come un problema “serio”, mentre per il 79% è “molto serio”. Il 60% afferma di agire nella vita di tutti i giorni per ridurre il proprio impatto ambientale (in Italia lo fa il 52% delle persone), per lo più riducendo e riciclando i rifiuti (75% delle risposte Ue).

Gli impegni per l’auto elettrica

Le azioni che possiamo intraprendere nel campo della mobilità sono altrettanto importanti per salvare il pianeta e il 37% degli europei dice di usare regolarmente alternative all’auto privata con un basso impatto ambientale, come le elettriche dei servizi in sharing. Il 18% considera l’impronta di carbonio dei propri acquisti alimentari – preferisce, cioè, cibi a chilometri 0, che hanno viaggiato (e inquinato) meno.

Appena il 12%, però, ha acquistato un’auto prendendo in considerazione le emissioni prodotte o considera quanto inquinerà quando viaggia per le vacanze.

Chi salva il pianeta

In definitiva chi si deve occupare di contrastare il cambiamento climatico? I governi, l’Unione, le imprese, gli ambientalisti? Ancora una volta gli europei hanno opinioni dissimili. In media, il 55% dichiara che la responsabilità è dei governi nazionali, il 51% dice che è dell’industria e il 49% invoca strategie da Bruxelles. Ma in Svezia il 78% cita per primo il governo, in Germania, invece, il 62% guarda all’industria.

L’Italia è fra i tre paesi dove l’industria è meno menzionata (41%); per il 45% dei nostri connazionali spetta al governo occuparsi del clima. L’Unione europea è la risposta meno frequente: prevale solo in Belgio, Francia e Croazia, dove rispettivamente il 64%, il 58% e il 48% pensa che il cambiamento climatico vada affrontato tramite le istituzioni comunitarie. Per il 36% meglio pensarci da soli; per il 28% è compito degli ambientalisti.

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