Ultimo aggiornamento  06 dicembre 2019 14:52

Perché Volkswagen cambia logo.

Edoardo Nastri ·

WOLFSBURG - Dopo 19 anni Volkswagen cambia logo. Il nuovo badge avrà una presentazione ufficiale al prossimo Salone di Francoforte (12-22 settembre) e, come ci spiega Klaus Bischoff, il responsabile del design di Volkswagen che abbiamo incontrato presso la sede di Wolfsburg, la decisione di sostituire l’immagine del marchio segna un momento fondamentale per il costruttore tedesco.

La nostra azienda sta vivendo una grande trasformazione e il vecchio logo non mostrava completamente il cambio di rotta che abbiamo fatto dopo il dieselgate", ci dice Bischoff, "il suo arrivo e quello della famiglia di vetture elettriche ID segnano una cambio di passo epocale".

Retroilluminato solo in alcuni mercati

Il resto Volkswagen lo racconterà al Salone. L'esordio del logo comunque è previsto sulla ID.3 e sull’ottava generazione della Golf. Il logo ora è più piatto, quasi monodimensionale, e l'abbiamo visto già applicato sui muletti e sui prototipi in fase di test che circolano per la fabbrica. Ci sono citazioni del passato perché ricorda quello utilizzato nel dopoguerra, ma ha un anello circolare più spesso che abbraccia la V e la W.  

Per dare tridimensionalità, il nuovo marchio è stato pensato per essere retroilluminato, ma questo potrà avvenire solo in alcuni mercati come quello cinese, mentre in Europa al momento è vietato. La ragione è che la legislazione del nostro continente considera la luminescenza artificiale dei loghi una forma pubblicitaria

Si parte dall'Europa

La sostituzione dei loghi non è cosa da poco e si lavora a questo anche all’interno dell’immensa sede centrale di Volkswagen, sei chilometri quadrati di estensione territoriale, dove lavorano 63mila persone e dalle linee di produzione lo scorso anno sono usciti più di 700mila veicoli.

Alcuni di questi loghi hanno dimensioni mastodontiche, come quello affisso sull’edificio in mattoni rossi che ospita le quattro torri diventate il simbolo della città di Wolfsburg. Ci sono 70mila pezzi da cambiare, un po' per volta: "Sarà un lavoro duro", conclude sorridendo Bischoff. 

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