Ultimo aggiornamento  20 settembre 2021 16:10

Hong Kong, rinviato il primo Motor Show.

Francesco Paternò ·

Non era tutto pronto ma c’erano le date, 14-19 dicembre. E poi il luogo, un’area della fiera di 45mila metri quadrati vicino l’aeroporto. E ancora una società organizzatrice nata nell’agosto 2018 di nome Leviosa Global Limited con due manager donne trentenni a gestire investitori non dichiarati, nonché un claim che non si nega a nessuno, “Jump to the Future”. Il Motor Show di Hong Kong, il primo nella città cinese da affiancare a quelli ad anni alterni di Pechino e di Shanghai in primavera (più altri considerati meno internazionali), è stato adesso rinviato da Leviosa che, in un comunicato ufficiale, ha fatto sapere di aver spostato l’evento motoristico a luglio 2020 “in considerazione delle attuali condizioni locali”.

Lo statuto speciale

Hong Kong, 7,5 milioni di abitanti, protettorato britannico fino al 1997 e oggi zona a statuto speciale della Cina, da giugno è scossa ogni fine settimana da centinaia di migliaia di manifestanti che chiedono al governo di Pechino di rispettare l’autonomia politica della città. In alcuni casi ci sono stati scontri violenti con la polizia, l’aeroporto è stato chiuso per due volte per l’invasione di manifestanti, la situazione è carica di tensione anche perché nella confinante megalopoli di Shenzen il governo cinese ha ammassato mezzi e uomini dei reparti speciale ammonendo che l’uso della forza a Hong Kong resta una delle opzioni.

La Borsa del lusso

L’annullamento delle date di dicembre del Motor Show è una delle conseguenze visibili della crisi politica. La città vive del suo statuto speciale diversamente dal resto della Cina, ospitando per altro una Borsa dove brillano i titoli del lusso internazionale e con segni di ricchezza che si colgono per le sue strade. Un concentrato di Lamborghini – costruttore che aveva già deciso di partecipare al Motor Show – e di altre supercar, tant’è che a suo tempo Luca Cordero di Montezemolo avrebbe voluto quotare la Ferrari qui oltre che a New York.

Lancio in grande stile

Siamo stati a Hong Kong alla fine del gennaio scorso invitati proprio da Leviosa per il lancio del Motor Show. Tutto fatto in pompa magna su una location con vista sulla baia, alla presenza di autorità cinesi locali come di rappresentanti dei marchi di design italiani noti al mondo, Giugiaro, Pininfarina e Bertone. All'ordine del giorno un programma che avrebbe puntato su innovazione, elettrificazione, guida autonoma oltre che naturalmente sul lusso.

“Le tante Tesla che vede sono per l’uso quotidiano, per il piacere e per i week end qui ci sono le supercar”, ci diceva Benjamin Wong, giovane ministro dei trasporti di Hong Kong. Stessa determinazione in un futuro stellato ci avevano mostrato le due trentenni Ashley Sauk, ceo di Leviosa e look da eroina di un film di Luc Besson, e Cathlin Cheng, la direttrice generale della società, raccontandoci l’idea di un salone diffuso, con appuntamenti che coinvolgessero anche il centro città lì dove svettano solo grattacieli.

Eventi oggi inimmaginabili in un contesto di protesta dominante quale è oggi l'intera area. Non è noto se si svolgerà o meno la gara di motocross mondiale prevista a settembre. Quel che pare certo è che a Hong Kong - dove ogni anno arrivano 50 milioni di turisti - i motori di tutti i tipi piacciono: in aprile si è svolta la corsa di Formula E, nel 2020 è in calendario il mondiale turismo elettrico. Eppoi a sorpresa ecco il Motor Show, in controtendenza rispetto alla crisi che sta attraversando nel mondo occidentale questo tipo di manifestazione.  

Sperimentano la guida autonoma

Ma ora niente salone per il 2019, anche se l’innovazione resta di casa a Hong Kong. Il ministro Wong ci spiegava che in un parco chiamato Scienza e Tecnologia “quattro o cinque società di cui non posso dirle i nomi” stanno sperimentando i propri sistemi di guida autonoma. In tutta la Cina, secondo i dati di China Automotive Information Net a inizio 2019, sono 101 le licenze concesse a 32 compagnie in 14 città per far muovere su strade pubbliche veicoli guidati da intelligenza artificiale. Baidu, il colosso del tech cinese e primo rivale di Google su scala mondiale, possiede la metà di queste autorizzazioni. Ma molti degli abitanti di Hong Kong stanno ora dimostrando di avere molto più a cuore tutta un’altra autonomia. 

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