Ultimo aggiornamento  17 settembre 2019 08:39

Fiat Uno Turbo i.e., l'Italia corre.

Massimo Tiberi ·

Le piccole sportive, derivate dalla gran serie, hanno vissuto una stagione d’oro tra la metà degli anni Settanta e la fine dei Novanta, sulla scia del successo della Volkswagen Golf GTI, lanciata nel 1976 e vera e propria capostipite di un genere ancora oggi non del tutto estinto. Anche la Fiat ha dato il suo contributo in un settore che ha visto il coinvolgimento soprattutto dei giovani (ma non sono certo mancati i meno giovani), attirati da modelli che, con spese relativamente ridotte, erano in grado di offrire belle emozioni e un temperamento paragonabile a quello di vetture di prezzo e cilindrata ben maggiori.

Un posto non secondario nella categoria spetta alla Uno Turbo i.e., al debutto nella primavera del 1985 e fra le protagoniste più titolate di una “competizione” dove non erano da meno avversarie del calibro della Peugeot 205 GTI o della Renault 5 GT Turbo, senza dimenticare naturalmente la Golf, pur appartenente di fatto ad un segmento superiore.

Iniziezione elettronica

Prima Fiat ad adottare la sovralimentazione accoppiata all’iniezione elettronica, da cui la sigla, l’italiana parte dalla buona base di una compatta (3,64 metri di lunghezza) all’epoca in evidenza nell’ambito della concorrenza, sia dal punto di vista tecnico che dell’architettura complessiva di un progetto inizialmente destinato al più esclusivo marchio Lancia.

Per la versione Turbo non viene alterato il riuscito design esterno della Uno tre porte, firmato da Giorgetto Giugiaro, limitando l’intervento di caratterizzazione a particolari secondari, fra i quali il portellone posteriore in materiale plastico con spoiler integrato e i cerchi in lega contrassegnati dallo scorpione Abarth. All’interno, abbinamenti nero-rosso per i rivestimenti e sottolineature sportive, dai sedili sagomati alla strumentazione completissima offerta, optional, anche in una inedita, sofisticata variante a lettura digitale. L’abitabilità resta, inoltre, più che sufficiente per quattro persone, senza differenze apprezzabili rispetto alla vettura d’origine.

Motori veloci

Sono d’altra parte gli elementi dinamici a fare la differenza. Il motore è un 1.300, derivato dai 1.100-1.500 montati su varie auto del gruppo e con cambio a cinque marce, che grazie al turbo IHI tocca i 105 cavalli di potenza (100 se catalizzato), mentre assetto e pneumatici sono stati adeguati al ruolo. L’impianto frenante a quattro dischi, con gli anteriori ventilati, è servoassistito e può essere equipaggiato, a partire dal 1988, con sistema “antiskid” della Lockeed, una sorta di Abs semplificato che agisce soltanto sulle ruote anteriori, utile ma costoso e poco richiesto dalla clientela.

Con tali prerogative la Uno si trasforma in una vera piccola granturismo in grado di raggiungere i 200 chilometri orari e di accelerare da 0 a 100 in circa 8 secondi, maneggevolissima e dall’indole decisamente esuberante, tanto da diventare impegnativa se ci si spinge ai limiti. Un bel passo avanti rispetto alla precedente 127 Sport da 75 cavalli e nei pressi della sorella maggiore Ritmo Abarth due litri. Al prezzo, per giunta, non eccessivo di 14,5 milioni di lire, in linea con la Renault 5 Turbo 1.400 e inferiore  a quello della Peugeot 205 GTI equipaggiata con un 1.600 aspirato, le rivali dirette più accreditate.

Sempre più spinta

Alla Fiat però sembra non bastare e, all’arrivo della seconda serie della sua bestseller, nel 1989 la sportiva sale di cilindrata a 1.400, con compressore Garrett e intercooler, per 116 cavalli, velocità superiore ai 200 orari, accelerazioni ancora più nervose e si aggiunge la variante catalizzata da 111 cavalli. I tratti esterni e gli allestimenti acquistano positivamente in sobrietà e la lista di accessori si allunga, per un costo intorno ai 19 milioni di lire, comunque sempre competitivo.

Nel 1991 la gamma si amplia con l’allestimento più ricco Racing e il ciclo della Uno Turbo i.e. si chiude nel 1995, dopo circa 50.000 unità prodotte, per cedere il passo alla nuova Punto GT, più moderna ma meno intrigante.

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