Ultimo aggiornamento  08 dicembre 2019 05:56

Austin Healey Sprite, "occhi di ranocchio".

Massimo Tiberi ·

“Frog eyes”, occhi di ranocchio, è il nomignolo attribuito al momento del lancio nel 1958 alla Austin Healey Sprite, e riferito ai fari rotondi che sporgono dal cofano anteriore donando alla spider inglese, se non eleganza, indiscutibile simpatia.

In realtà il disegno originale di Gerry Coker prevedeva un assai più sofisticato sistema retrattile, ma la necessità di contenere i costi aveva determinato scelte al massimo risparmio, estese d’altra parte all’intero progetto della vettura.

Secondo modello del marchio in ambito British Motor Corporation, frutto dell’accordo tra il presidente del gruppo d’Oltremanica Leonard Lord e il costruttore indipendente di auto sportive Donald Healey, la Sprite va ad affiancare la più grande 100 per estendere l’offerta, guardando sempre soprattutto al mercato Usa, eldorado per i modelli a “cielo aperto”.

Tante anime

Lunga appena 3,47 metri, la spiderina ha allestimenti ridotti all’osso, priva di finestrini e maniglie esterne, con paraurti di serie soltanto per le versioni destinate all’esportazione e una semplice capote da montare, non senza difficoltà, su telaio (optional c’è comunque l’hard top). All’interno, sedili essenziali, un brutto volante in plastica che in molti sostituiranno e, quasi a compensare gli accenti spartani, una strumentazione completa. La meccanica è un cocktail di componenti riprese dalla banca organi BMC, dal cambio a quattro marce alle sospensioni posteriori a balestre, con il motore 950 della Austin A35 dotato però di doppio carburatore per raggiungere i 43 cavalli.

Un valore che, a fronte di un peso limitato a 650 chili, consente alla Sprite, al “folletto”, prestazioni brillanti e una grande maneggevolezza, doti apprezzate da una miriade di preparatori che ne faranno anche un’ottima arma in campo agonistico (perfino Targa Florio e Le Mans).

Le serie successive

Nel 1961 esigenze imposte dalle sinergie produttive del gruppo portano ad una seconda serie praticamente gemella della neonata MG Midget, caratterizzata da un design classico e molto meno originale, accompagnato da migliorie negli allestimenti e un lieve potenziamento del quattro cilindri.

L’anno successivo arriveranno un motore 1.100 da 55 cavalli, per una velocità superiore ai 140 chilometri orari, e i freni a disco anteriori, ma il vero salto di qualità  si concretizzerà con la terza serie del 1964. Vetri discendenti, deflettori, maniglie esterne, abitacolo più curato, volante a tre razze, sospensioni modificate, concedono qualcosa al comfort  e fanno da ponte con la quarta generazione del 1966. Ora il motore è un 1.300 da 65 cavalli, derivato da quello della Mini Cooper S per 150 chilometri orari, mentre viene adottata finalmente una pratica capote a soffietto.

Parente italiana

E’ l’ultimo passaggio per la Sprite che assiste anche all’ingresso nella nuova holding British Leyland della storica rivale Triumph  Spitfire, con ulteriori sovrapposizioni delle gamme e omologazione ancora più accentuata con la sorella MG Midget. Nel 1970 viene sciolto il rapporto con Donald Healey e la produzione prosegue utilizzando il solo marchio Austin fino al 1971 chiudendo la carriera a quota 130mila unità costruite.

Un successo che ha avuto un interessante corollario in Italia, dove la Innocenti ha messo in campo, dal 1960 al 1969, una elegante spider disegnata da Tom Tjaarda per la Ghia utilizzando proprio la base tecnica della piccola inglese.

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