Ultimo aggiornamento  25 agosto 2019 07:51

Ponte Morandi: un anno dopo.

Edoardo Nastri ·

E’ passato un anno dalla tragedia del crollo del Viadotto Polcevera di Genova per un cedimento strutturale. Alle ore 11.36 del 14 agosto 2018 collassa la sezione centrale del ponte Morandi che sovrasta la zona fluviale e industriale di Sampierdarena, trascinando con se tutte le vetture che percorrevano in quel momento quei 250metri di asfalto sospeso. Muoiono 43 persone. Il quartiere sottostante è completamente evacuato: vengono sfollate 251 famiglie.

Nei giorni appena successivi alla tragedia si susseguono diverse ipotesi per la ricostruzione. L’opera dev’essere fatta nel più breve tempo possibile e in totale sicurezza per permettere a Genova di riprendersi in fretta e senza subire ulteriori disagi derivanti dall’interruzione di un tratto autostradale di fondamentale importanza per la zona.

Dopo varie controversie e polemiche politiche, il progetto di ricostruzione che vince è quello donato alla città da Renzo Piano, genovese e tra i migliori architetti del mondo. La costruzione è affidata alle società Fincantieri Infrastructure e Salini Impregilo.

Semplice e sobrio come i genovesi

“Il nuovo ponte sarà sobrio nel rispetto delle vittime e del carattere dei genovesi. Sembrerà una nave ormeggiata nella valle, sarà d’acciaio, chiaro e luminoso”, racconta Piano. Semplice, non banale e tecnologicamente avanzato: “Di giorno rifletterà la luce del sole e assorbirà energia solare che restituirà durante la notte”.

Il viadotto sarà costituito da una struttura in acciaio con una travata continua di lunghezza totale pari a 1.067 metri, costituita da 19 campate per 18 pile in cemento armato a sezione ellittica e sagoma costante. Sarà inoltre dotato di un impianto fotovoltaico.

Secondo quanto dichiarato da Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture e trasporti, “il ponte sarà in piedi per la fine di quest’anno e verrà inaugurato nella primavera del 2020”. Il costo della realizzazione dell’opera si aggirerebbe intorno ai 230 milioni di euro e il nuovo nome verrà scelto con un concorso aperto ai cittadini. 

Come procedono i lavori

La demolizione delle parti restanti del vecchio viadotto è iniziata lo scorso gennaio si è conclusa il 13 agosto. Sono stati rimossi, tramite l’uso di esplosivi, gli ultimi piloni rimasti in piedi ed è stata portata via una parte delle macerie. Ora la circolazione di mezzi pubblici e privati intorno all'area del crollo è ripresa normalmente.

Per la demolizione controllata sono stati utilizzati 500 inneschi elettronici, oltre 500 chilogrammi di dinamite e 5mila metri di miccia detonante. Per contenere parte delle polveri generate dal crollo sono stati innalzati due muri d’acqua alti circa 40 metri adiacenti la struttura. 

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