Ultimo aggiornamento  25 agosto 2019 06:46

Fiat X1-9, little Ferrari.

Massimo Tiberi ·

Dopo aver stupito con le piccole Spider e Sport Spider 850, quasi dream-car formato ridotto trasformate in auto di serie e forti di un buon successo commerciale in Italia e in particolare all’estero, Fiat torna sul tema nel 1972, con ancor maggiore anticonformismo, derivando dalla 128 la X1/9, una due posti coupé con tettuccio rigido asportabile destinata a far discutere.

Complice sempre la Bertone, che propone un design con soluzioni a dir poco originali ispirate al prototipo Runabout su meccanica A112 di Marcello Gandini, la nuova Fiat si distingue anche in modo netto per la disposizione posteriore-centrale del motore. Una soluzione tecnicamente raffinata, allora riservata quasi esclusivamente alle auto da corsa e alle granturismo ad elevatissime prestazioni.

Forme vincenti

Linee a cuneo, fari anteriori a scomparsa, montanti roll-bar posteriori e una configurazione simile a quella, tipo “Targa” della Volkswagen-Porsche 914, rendono la neonata Fiat quanto mai appariscente, soprattutto pensando alla categoria di appartenenza, e divide subito estimatori e detrattori. Va ad affiancare in casa, tra l’altro, una vettura dall’impostazione completamente diversa e di classica eleganza, come la 124 Sport Spider firmata Pininfarina, che si colloca nella fascia di mercato  superiore.

L’allestimento interno della X1/9 non è da meno dell’esterno quanto ad anticonformismo, ma qualità e finiture - che risentono delle discendenze utilitarie - lasciano un po’ a desiderare, mentre lo spazio è sufficiente per i due passeggeri e il doppio vano bagagli  offre discrete possibilità di carico (in quello anteriore si può collocare il tettuccio per scoprire l’abitacolo).

Vera sportiva

Nella meccanica, il quattro cilindri ripreso con alcune modifiche dalla gamma 128 è un 1.300 da 75 cavalli, accoppiato ad un cambio a quattro marce con rapporto della quarta piuttosto “lungo” che favorisce i consumi ma tende a penalizzare la ripresa dai bassi regimi. Quattro freni a disco e sospensioni tutte indipendenti, secondo lo schema McPherson, completano un quadro tecnico che favorisce una dinamica di assoluto rilievo.

La X1/9 non ha nel comfort una delle migliori prerogative ma, quanto a comportamento su strada, la disposizione del motore e gli assetti la rendono una sportiva nel vero senso della parola. Più che la velocità massima, intorno ai 170 chilometri orari, sono l’accelerazione, da 0 a 100 in circa 11 secondi, e la maneggevolezza a donare all’auto un temperamento appagante nella guida. E non mancheranno gli interventi in chiave agonistica, con il coinvolgimento di Abarth e Dallara, per elaborazioni fino a potenze di 200 e passa cavalli.

Piace all'estero

Prodotta in sinergia con la Bertone e venduta ad un prezzo inferiore ai due milioni di lire, la piccola coupé/spider non otterrà consensi travolgenti in patria però, al pari della precedente 850, avrà fortuna all’estero, battezzata negli USA dai numerosi fans addirittura “little Ferrari”. Per un quinquennio la X1/9 non subirà modifiche di rilievo, prima dell’arrivo di una seconda serie nel 1979, con un modello denominato Five Speed, per la presenza del cambio a cinque marce unito ad un motore 1.500 da 85 cavalli di derivazione Ritmo.

Con l’occasione, si aggiungono aggiornamenti per carrozzeria (in evidenza i massicci paraurti in ottemperanza delle norme statunitensi) ed equipaggiamenti, oltre a qualche opportuno miglioramento nella qualità costruttiva e l’allestimento di versioni speciali. Dal 1982 la piccola sportiva verrà venduta con il marchio Bertone, pur continuando ad essere commercializzata attraverso la rete Fiat, e uscirà dai listini nel 1989 senza lasciare eredi, coronata da  una carriera longeva e oltre 140mila unità costruite.

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