Ultimo aggiornamento  14 ottobre 2019 20:12

Regno Unito, l'auto è in crisi.

Colin Frisell ·

LONDRA - La produzione manifatturiera britannica nel settore delle automobili è scesa del 20% nella prima metà del 2019. A giugno - tredicesimo mese consecutivo di crescita negativa secondo i dati pubblicati dalla Society of Motor Manufacturers and Traders (Smmt) - il rallentamento è stato pari al 15,2%.

L'organismo che raccoglie i costruttori e i rivenditori riferisce che nei primi sei mesi dell'anno in corso le linee di produzione del Regno Unito hanno sfornato 666.521 vetture, con un calo - rispetto al 2018 - di 168.052 unità. Una contrazione spiegata soprattutto con la frenata della domanda nei mercati chiave, tra cui la stessa Gran Bretagna (-3,4% da inizio anno secondo i dati Acea) e con gli stop programmati di molti impianti a marzo, nei giorni in cui - teoricamente -  sarebbe stata prevista l'uscita del Paese dall'Unione europea, poi rinviata. E questo, si sottolinea, è un'altra fonte di preoccupazione. I principali costruttori hanno spostato le chiusure annuali degli impianti dall'estate ad aprile, una misura che non può essere ripetuta per la nuova data di uscita, prevista ora per il 31 ottobre.

Investimenti in stallo

A questo proposito, la Smmt ha rivelato anche il costo per l'industria dei preparativi per la "no deal" Brexit, l'addio all'Unione senza accordi commerciali. Il settore ha bruciato almeno 330 milioni di euro in piani di emergenza. La maggior parte dei principali produttori britannici ha speso ingenti capitali per accumulare materiali e componenti, investendo in nuove soluzioni logistiche, assicurazioni aggiuntive nel timore di nuove procedure doganali.
Gli investimenti interni nel settore si sono effettivamente interrotti nel primo semestre dell'anno e tra gennaio e giugno sono diminuiti di oltre il 70% a 90 milioni di euro, in contrasto con la cifra media annua  di 2,7 miliardi di euro nei sette anni precedenti.

Il ceo di Smmt Mike Hawes ha dichiarato: "Le cifre di oggi sono il risultato dell'instabilità globale, aggravata dalla paura continua del "no deal". Questa paura sta causando lo stallo degli investimenti, con centinaia di milioni di sterline deviati verso la mitigazione della Brexit. Denaro che sarebbe meglio speso per affrontare le sfide tecnologiche e ambientali".
"Le fondamenta del settore - ha concluso Hawes - sono comunque forti. Siamo pronti a lavorare con il nuovo governo di Boris Johnson a una nuova strategia industriale. Abbiamo bisogno di un ambiente imprenditoriale competitivo a livello internazionale per incoraggiare più investimenti, più innovazione e più crescita".

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